L’equilibrio sconosciuto della Lazio

LAZIO VERONA

Indietro tutta. E se a dirlo è Miro Klose c’è da credergli: «Adesso lasciamo stare il discorso del terzo posto, il nostro obiettivo, almeno per il momento, è riuscire a tornare in Europa». Un macigno, ma il sano realismo del tedesco deve far riflettere quanti dopo la lunga serie positiva (cinque vittorie e un pari) si erano fatti prendere dall’entusiasmo. La ricerca della dimensione della Lazio continua ma c’è la certezza che Juve e Roma sono fuori dalla portata dei biancocelesti.

Le parole del centravanti tedesco sono giustificate dalla sconfitta di Empoli (gravissima) e quella con la Juve (prevista anche se non con uno scarto così pesante). Due ko che riportano sulla terra Pioli all’inseguimento di uno spartito ultraoffensivo maldigerito finora dalla sua banda. O meglio la Lazio riesce a interpretare perfettamente i diktat del tecnico, pressing esasperato e linea difensiva alta, solo quando tutti gli interpreti girano al massimo. E così, da quando sono calati di rendimento Biglia, Lulic e Parolo che avevano trascinato la Lazio nella lunga serie positiva, sono riemerse le magagne strutturali di una squadra troppo debole in difesa. Pioli non ha colto gli stenti dei suoi centrocampisti e non ha saputo sfruttare al meglio una rosa che può disporre di Ledesma, Onazi e Gonzalez, magari meno adatti rispetto ai titolari al gioco spumegginate richiesto, ma sempre pronti a dare il loro contributo e con una discreta esperienza in A.

Altro grave errore è stato non prevedere un piano B in caso di impossibilità di proporre il proprio gioco d’attacco o per il valore dell’avversario o per una condizione precaria. La Lazio se non ci sta, perde.

Non ci sono speranze di aggrapparsi ad altre cose, solo la voglia di andare a prendere i dirimpettai nella loro area di rigore con una scelta che molte volte si sta rivelando scellerata (cinque sconfitte in 12 gare). Lasciare il contropiede alla Juve è autolesionismo allo stato pure così come era accaduto contro El Shaarawy e il Milan. I tifosi sperano che il bagno di umiltà sia servito, la zona Europea è ancora lì grazie anche gli stenti altrui e a un campionato che sembra una mano di traversone, ma Pioli deve studiare i correttivi senza disconoscere l’assunto iniziale: provare a giocare sempre per vincere. Bisogna solo cambiare la via per raggiungere questo nobile intento.

IL TEMPO