Leo riapre la Liga: Real battuto, ora è corsa a tre

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È stato giusto un po’ più emozionante dell’Iliade. Un Clasico romanzesco, di stordente bellezza, narrazione basata sulla straordinaria qualità dei suoi interpreti e colpi di scena a ripetizione quando i Messi e i Di Maria, gli Iniesta e i Benzema decidevano di inventarsi la giocata della vita. Alla fine vince il Barcellona, diciamo pure a sorpresa per quanto possa mai essere una sorpresa il successo di una squadra che conta su Messi; perde il Real Madrid, che a metà primo tempo pare avviato alla goleada e invece ricade pesantemente sulla terra, sconfitto in entrambi gli scontri diretti e da ieri secondo in classifica. Eh sì, ci pensano in pochi in quest’epifania dei due superclub, ma con la vittoria di Siviglia l’Atletico affianca il Real sconfitto (il Barça insegue a un punto) mettendo il naso davanti grazie al saldo favorevole degli scontri diretti. Traduzione: Simeone dipende da se stesso, vincesse le ultime 9 il campionato sarebbe suo. Volete ridere, e definitivamente invidiare questo kolossal chiamato Liga? All’ultima giornata c’è Barça-Atletico.

Tata sbaglia La partita è il match dell’anno, perfino pleonastico precisarlo. Si viaggia subito su livelli di intensità spaventosi. Dentro al piano tattico consueto, Martino disegna una variazione che si rivelerà un errore marchiano: scambiando di posizione i suoi centrali, il difensore vero – Piqué – finisce dalla parte del quasi inoffensivo Bale, mentre quello riciclato – Mascherano – deve tuffarsi in mare aperto. Sul lato destro il Barcellona schiera Dani Alves, comprensibilmente molto preoccupato da Ronaldo, nel tourbillon dei 4 centrocampisti la zona viene lasciata libera (anche Busquets va di prevalenza dalla parte del temuto Bale) e Neymar non si cura di rientrare a sbrigare qualche faccenda domestica. La conseguenza è la libertà di partire di cui gode Di Maria, giocatore speciale, un cavallo degli scacchi per l’imprevedibilità dei movimenti e la sottigliezza dei dribbling. Per inserire Bale, Ancelotti l’ha accentrato nel ruolo di mezzala, come nell’Argentina: mossa di sicura saggezza, perché unito al più difensivo Modric, Di Maria risulta dominante. Dopo il gol iniziale di Iniesta su sapiente scarico di Messi, il Real costruisce in 14 minuti, dal 12’ al 26’, 4 palle-gol identiche: spettacolari slalom di Di Maria chiusi dal cross di Benzema, che la prima volta sparacchia alto, la seconda e la terza segna e la quarta indovina l’angolo ma ci trova Piqué, che respinge sulla linea. In questo segmento di gara il Real è un tornado, per quanto privo dell’efficacia di Ronaldo e Bale. Il Barcellona china il capo e resiste, consapevole che in scontri così stellari c’è un tempo per vivere e uno per non morire.

Il ruolo dell’arbitro Dentro a una battaglia che non ha un attimo di respiro, si nota come Martino abbia dato un’impronta più prudente al Barça: i 4 centrocampisti tendono tutti a giocare interno, e i terzini avanzano solo con autorizzazione scritta. Così ci si trova sempre ad attaccare la difesa schierata – la situazione più complessa – ma come già in occasione dello 0-1 è Messi a ispirare la penetrazione in tandem con Neymar, e a risolverla dopo un rimpallo. Benzema nel recupero sfiora di testa il 3-2, la notte è giovane e il calcio trionfante. La ripresa, purtroppo, appartiene anche all’arbitro, che s’inventa due rigori – uno per parte – ma sul secondo «deve» cacciare Sergio Ramos (se pensi che ci sia fallo, è da rosso) squilibrando la partita. Il Barça diventa il gatto che aspetta l’errore del topo, Ancelotti toglie Benzema per ripristinare la difesa e affidarsi davanti ai contropiedisti, mossa logica che Xabi vanifica con un contatto troppo drastico sul magico Iniesta. L’ultimo rigore c’è, il 99% dell’umanità andrebbe sul dischetto con un po’ d’ansia – in fondo è il pallone di una vittoria per 4-3 al Bernabeu, non succede tutte le settimane, non succede nemmeno in tutte le vite – Messi lo trasforma quasi scocciato che non glielo diano d’ufficio. Ve lo diciamo adesso: sarà il suo Mondiale.

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