Legge elettorale, Renzi cambia l’Italicum

MATTEO RENZI 3

È davvero intenzionato a procedere sulla strada del premio alla lista, Matteo Renzi, talmente spedito e sicuro che già qualcuno sospetta ci sia l’accordo in materia con Silvio Berlusconi per arrivare al bipartitismo. Altro che ipotesi «pessima», come era trapelato dalla riunione dell’ex Cavaliere con i suoi senatori, giudizio e aggettivo attribuiti a Berlusconi ma poi smentiti; pare si sia trattato di una manovra del genio guastatori interno a Forza Italia, mentre la verità vera è che il patto del Nazareno regge vieppiù, al punto che si parla di un altro, imminente incontro tra i due leader per metterlo a punto. Il motivo?
A sorpresa, Renzi di buon mattino ha riunito a consulto a palazzo Chigi il gotha dem che si occupa di riforme: la ministra Boschi, il sottosegretario Pizzetti, la presidente della commissione del Senato, Finocchiaro, i due capigruppo Zanda e Speranza, gli esperti in materia Fiano e Lo Moro, il vice segretario Guerini. La spiegazione ufficiale è stata che il premier ha fatto pressione perché la nuova legge elettorale venga rimessa in calendario (è al Senato) per essere approvata definitivamente entro l’anno, al massimo agli inizi del prossimo, evitando in sostanza di essere lasciata impolverare nei cassetti del Parlamento. «Ma questo tuo pressing significa che hai intenzione di andare al voto presto, l’anno prossimo?», hanno chiesto alcuni dei presenti, in particolare Roberto Speranza, ricevendo da Renzi una risposta altrettanto netta: «No, io non lavoro per andare alle elezioni, conto sul serio di concludere la legislatura». Rimane il fatto che tanta fretta continua a ingenerare sospetti, non solo dentro il Pd, ma anche dentro Forza Italia e in Berlusconi, che se appare disposto a trattare ulteriormente sull’Italicum, non lo è per nulla sul versante del voto anticipato, che vede come la peste. «Matteo riuscirà a sfatare il luogo comune che fatta la legge elettorale si debba poi andare necessariamente alle elezioni», spiegano ai piani alti del Nazareno. Dunque?
L’OBIETTIVO

Il motivo è che l’impegno di portare a casa la nuova legge è ormai preso e va onorato, «e poi bisogna stare attenti a non cadere nella trappola di chi a inizio legislatura dice che è troppo presto e si rischia il voto, salvo poi a fine legislatura dire che è troppo tardi e non si possono cambiare le regole in corso d’opera», spiega Roberto Giachetti, pasdaran renziano e vice presidente della Camera. Il quale Giachetti ha partecipato all’operazione di «contro-clausola» sul Senato: se mesi fa, su proposta del bersaniano D’Attorre, fu approvato il dispositivo che la nuova legge è applicabile soltanto alla Camera, adesso è stata messa a punto la contromossa, con un codicillo se ne ripristinerebbe l’applicabilità anche al Senato, in attesa della sua autoriforma. Il summit a palazzo Chigi è servito anche ad altro. A mettere a punto alcune modifiche all’Italicum, a studiarle bene e a verificarne la funzionalità, in attesa di sottoporle al partner forzista. Tre le novità: il premio alla lista invece che alla coalizione, motivato tecnicamente e politicamente col fatto che un premio spalmato su vari partiti coalizzati rischia di venire vanificato da successive defezioni e spaccature della coalizione (i precedenti non mancano…), mentre al solo partito non si verificherebbe o sarebbe molto più difficile (l’ipotesi è caldeggiata anche dal M5S). Le altre modifiche riguardano: la soglia di accesso in Parlamento al 5%, proprio come in Germania; la questione delle liste bloccate, «su questo dobbiamo discutere bene, è difficile se non impossibile riproporle al Paese», la raccomandazione di Speranza. L’idea che si è fatta strada è di proporre il solo capolista bloccato, mentre per gli altri della lista sono consentite le preferenze.

Il Messaggero