Legge elettorale, il triplo forno di Renzi: “Ora Forza Italia decida cosa fare”

MATTEO RENZI

Decide a sorpresa di presentarsi, all’incontro in diretta streaming coi grillini spunta Matteo Renzi. Detta le sue condizioni sulle riforma e attacca il loro “Democratellum” che “non garantisce governabilità”. Dura un’ora il botta e risposta alla Camera, non senza scintille, ma il dialogo stavolta c’è. Sulle preferenze il premier cede qualcosa: “Non ne abbiamo paura, siamo bravi a prendere voti”. In cambio chiede al M5S una “disponibilità a discutere anche di riforme costituzionali”. Un’apertura arriva invece dai 5stelle sul principio del chi vince governa. Di Maio: “Noi non siamo contro i doppi turni né contro i premi di maggioranza, discutiamone”. 

A questo punto, andreottianamente, i “forni” per Matteo Renzi diventano tre. Adesso che, come afferma trionfante appena rimesso piede a palazzo Chigi, “abbiamo scongelato il M5S”, adesso che anche l’ultima irriducibile opposizione è dovuta scendere sul terreno della trattativa, “è il momento che si fa sul serio”. E l’apertura del terzo forno grillino, dopo quelli di Forza Italia e Lega, consente al premier di guardare con ottimismo al cronoprogramma previsto per le riforme. Nessuno può pensare ormai di porre veti, Renzi gioca a trecentosessanta gradi. “Tutti – osserva il presidente dem Matteo Orfini – devono essere consapevoli che noi parliamo con tutti”. 

E quindi, in barba alla richiesta grillina di spostare il termine per gli emendamenti alla riforma costituzionale, il premier, dopo la riunione in streaming, impartisce ai suoi le ultime istruzioni: “Domani chiudiamo con gli emendamenti al Senato e a metà luglio approveremo il ddl costituzionale in aula”. A quel punto, tra una ventina di giorni, il capo del governo concentrerà il fuoco sulla legge elettorale. Per il momento è soddisfatto così, non intende rivedere di persona Di Maio e gli altri. Non ci saranno altre riunioni in streaming, “il dibattito si può fare via mail”, Renzi non vuole farsi incastrare in una trattativa a tempo perso. Questo non vuol dire aver già respinto a prescindere tutte le proposte a cinque stelle: “Se loro accettano il ballottaggio possiamo anche aprire una riflessione sulle preferenze”. Il punto tuttavia è che dall’Italicum Renzi non intende smuoversi, la “via maestra” resta quella. Quindi sì a delle limitate modifiche – a palazzo Chigi si ragiona, oltre che sulle preferenze, anche su una soglia di sbarramento unica al 4% e su un innalzamento al 40% dei voti necessari a far scattare il premio – ma no a rimettere tutto in discussione. 

Se Renzi è soddisfatto per aver finalmente “scongelato” i grillini, dall’altra parte della barricata si valutano i pro e i contro della riunione. In un corridoio di Montecitorio Luigi Di Maio, capodelegazione M5S, si mostra realista: “Certo, c’è il rischio che Renzi si serva di noi per trattare meglio con Forza Italia. Ma siamo vaccinati, questi giochetti di palazzo non ci interessano. Se già siamo riusciti ad aprire un dibattito nella maggioranza sulle preferenze, con l’Ncd che ha subito preso la palla al balzo, lo considero un buon risultato”. L’altro risultato portato a casa, per Di Maio, è l’essere riusciti a mettere ufficialmente sul tavolo il “democratellum”, facendolo uscire dal mondo digitale: “Oggi alla riunione si è parlato soprattutto della nostra proposta mentre, fino a ieri, il ministro Boschi pretendeva di discutere solo dell’Italicum”. 

Quanto a Forza Italia, le prime crepe nel muro di incomunicabilità tra grillini e democratici hanno provocato al vertice qualche apprensione. Ieri Berlusconi, dopo aver ricevuto a palazzo Grazioli gli sherpa Denis Verdini e Paolo Romani, ha seguito a tratti in Tv la diretta dell’incontro tra le due delegazioni. Quelle aperture sulle preferenze e sul doppio turno non gli hanno fatto fare salti di gioia. “Tranquillo – lo ha rassicurato Verdini – l’accordo con Renzi è blindato. Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico, perché è Renzi che ha bisogno di noi se vuole portare a casa la riforma del Senato”. Il premier non è insensibile alle preoccupazioni dell’alleato. “Lo so che Forza Italia adesso entra in difficoltà”, ha ammesso ieri, evitando toni trionfalistici. E tuttavia c’è una spina che punge quotidianamente il premier, quella di Renato Brunetta. Un controcanto che a palazzo Chigi iniziano a non tollerare più. E se finora hanno fatto finta che non esistesse, per quieto vivere, Renzi inizia a pensare di chiederne conto direttamente a Berlusconi: “Si devono decidere. Qual è la linea? Quella di Brunetta e del suo gruppetto che continua a fare casino? Benissimo, basta che lo dicano”. È qui che torna la strategia dei tre forni, Lega compresa, che ha mostrato di funzionare. È grazie al dialogo a tutto campo, senza lasciare poteri di veti a nessuno, che il premier pensa di poter coronare il suo sogno: “Approvare in commissione l’Italicum entro la pausa estiva ci consentirebbe di arrivare in aula a settembre e ottenere entro la fine dell’anno il sì definitivo”.

Repubblica