Lega, Salvini media ma Tosi non molla: «No al commissario»

Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo

Non è stata una cena romantica al lume di candela. È stato un pranzo teso, a tratti irato, durante il quale sono anche volate parole grosse. Da una parte Matteo Salvini, dall’altra Flavio Tosi, intorno i camerieri piuttosto imbarazzati di un ristorante del centro di Milano. «La frattura è profondissima» ha detto alla fine il sindaco di Verona. Il quale però si è convinto a rimandare di qualche giorno l’annuncio della sua uscita dalla Lega.
Dopo il pranzo Tosi è ripartito per il nord-est. All’ora di cena, a Noventa Padovana, ha riunito la segreteria della Liga Veneta convocata già da qualche giorno proprio per discutere di candidati e di liste. Molti aspettavano che prendesse la palla al balzo per annunciare il proprio addio al partito. E non solo il suo, ma anche di una parte del gruppo dirigente veneto. Poiché, però, quella fra lui e Salvini è una partita a scacchi, ha optato per una decisione interlocutoria rimandando il redde rationem a lunedì .
IL DOCUMENTO APPROVATO

In pratica, Tosi ha fatto approvare ai suoi un documento con il quale la Liga Veneta chiede a Salvini di ritirare il provvedimento con cui qualche giorno fa la segreteria federale aveva deciso sia il commissariamento del Veneto per quanto riguarda il capitolo elezioni, sia l’incompatibilità fra l’iscrizione alla Lega e quella alla fondazione che fa capo al sindaco di Verona. Chiedere al capo del Carroccio di ritirare quei provvedimenti significa rimettergli in mano il cerino.
Salvini, che ieri a tarda sera ha commentato: «Avanti con Zaia, basta con le beghe», ha già convocato la segreteria federale per lunedì prossimo. I suoi sostengono che la richiesta dei veneti verrà respinta, e che a quel punto Tosi se ne andrà potendo recitare il ruolo di chi è stato sbattuto fuori iniziando a organizzare la sua vendetta: candidarsi per la presidenza della Regione in opposizione al governatore uscente Luca Zaia con l’appoggio della sua fondazione e dell’Ncd. Ed è proprio questo il nodo che più preoccupa Salvini, anche se ufficialmente continua a dirsi certo della «vittoria di Zaia in ogni caso».
Il leader leghista ha in programma, prima di lunedì, anche un incontro con Berlusconi proprio per parlare del Veneto. Vuole capire se il Cavaliere è disposto a confermare l’alleanza con la Lega e a tenere fuori l’Ncd. Sulla base dei suoi calcoli, nonostante una preventivabile erosione di voti da parte di Tosi, rimane convinto che Forza Italia e Lega insieme possono portare al successo Luca Zaia. Ma se Berlusconi insistesse sul coinvolgimento de gli alfaniani (che Salvini non vuole) tutto si complicherebbe.
INCONTRO COL CAVALIERE

I sondaggi e anche gli umori dei leghisti veneti dicono che senza l’apporto di Tosi il candidato del Carroccio può farcela con il sostegno azzurro, anche se è un azzardo. Ma se il sostegno berlusconiano dovesse venire meno l’operazione di disturbo del sindaco di Verona potrebbe risultare fatale a Zaia. E in questo momento Salvini può permettersi ogni cosa, ma non di farsi sfuggire dalle mani la presidenza del Veneto. Alla segreteria federale di lunedì mancano tre giorni, e dunque le cose possono ancora cambiare al punto che il leader leghista, pur di allontanare lo spettro di una sconfitta, starebbe valutando la possibilità di ridimensionare il ruolo del commissario e, soprattutto, di consentire a Tosi di presentare una lista propria (in appoggio a Zaia) composta da uomini suoi.

Il Messaggero