«Le unioni gay? Un diritto E dico sì al premio di lista»

SILVIO BERLUSCONI

Il «premio alla lista è una grande opportunità». «Sì alla legge tedesca sulle unioni gay». «E’ doveroso dare la cittadinanza ai figli di stranieri dopo il ciclo scolastico». Tre ”svolte” in un solo pomeriggio fatte da Silvio Berlusconi tornato ieri alla Camera per ufficializzare la nascita del Dipartimento sui diritti civili di FI affidato a Mara Carfagna. Un’ora di conferenza stampa nella sala Aldo Moro di Montecitorio e poi il rientro a palazzo Grazioli scortato dai parlamentari Deborah Bergamini, Sestino Giacomoni e Maria Rosaria Rossi.
Nel portone di Montecitorio che dà su via della Missione, prima di salire in auto, l’ex presidente del Consiglio mostra tutto il suo entusiasmo per la sortita di Matteo Renzi sulla legge elettorale.
Il premio alla lista, e non alla coalizione come prevede l’Italicum, piace molto al Cavaliere anche se evita di sbilanciarsi per non irritare i suoi e, soprattutto, perché in ogni legge elettorale sono più importanti i dettagli delle etichette.
«Presidente, a che punto siamo?».
«Stiamo discutendo sulla proposta fatta dal presidente del Consiglio. D’altra parte noi siamo sempre stati disponibili ad approfondire i temi che erano all’origine del famigerato accordo del Patto del Nazareno. Da parte della sinistra il nostro capogruppo ha contato nove richieste di modifiche. Noi le abbiamo accolte tutte, poi alla fine pure questa. Noi ci stiamo confrontando per dare governabilità al Paese».
Avete in programma di incontrarvi a breve?
«Ci siamo sentiti per telefono. Per ora si stanno incontrando i rispettivi esperti. Vedremo più in là quando il quadro sarà più definito».
Ma a lei piace il premio dato alla lista e non più alla coalizione?
«In effetti è una grande opportunità perché si farebbe un passo avanti verso il bipolarismo. Come ho già detto l’importante è che si passi al monocameralismo per una più rapida approvazione delle leggi e che ci sia una legge che non stimoli il frazionamento del voto».
Non pensa di fare un favore molto grande al Pd di Renzi?
«Per noi non è una novità. Già altre volte abbiamo accettato nella nostra lista esponenti di altre formazioni. Non vedo perché non dovremmo farlo ancora».
E con il Carroccio come farete?
«Con la Lega abbiamo un rapporto ottimo da sempre. Una soluzione per metterci ancora insieme, la troviamo».
Quindi l’accordo sulla modifica proposta da Renzi è possibile?
«Dobbiamo valutare il quadro nella sua interezza perché trovare un’intesa sulla legge elettorale significa trovare un accordo complessivo».
Ovvero?
«Beh, questo permetterebbe di andare in Parlamento con più rapidità sulle molte cose da fare nell’interesse del Paese».
Riuscirete a far approvare la legge elettorale entro l’anno come vorrebbe Renzi?
«Fine anno forse no, ma a gennaio o febbraio ce la possiamo fare».
Pensa si possa trovare un’intesa anche con i grillini?
«Noi trattiamo con il presidente Renzi e non con esponenti di quel movimento su cui continuiamo a mantenere lo stesso giudizio che avevamo in campagna elettorale».
L’ennesimo strattonamento della Bergamini, e il Cavaliere svolta verso l’Audi che lo attende in via della Missione. Non ci sono le folle di un tempo, ma i sondaggi che circolano in via del Plebiscito danno Forza Italia sopra il 17%.
La percentuale sfoggiata con orgoglio dall’ex presidente del Consiglio – se venisse confermata nelle urne – ha infatti qualcosa di miracoloso viste le limitazioni a cui è soggetto il leader di Forza Italia e le continue polemiche interne. Data la percentuale del Pd renziano, l’entusiasmo del Cavaliere conferma l’impressione che – al di là della propaganda («ci presenteremo per vincere») – Forza Italia giochi per il secondo posto. Ovvero che la corsa degli azzurri non è sul Pd dalle percentuali stellari, ma sul M5S.
Per non essere relegato a terza forza, Berlusconi tiene talmente stretto il patto del Nazareno, da dirsi sin da subito disponibile a cambiarlo per la decima volta. D’altra parte l’aspirazione di Matteo Renzi di fare un Pd che vada «da Migliore a Romano», è la stessa del Cavaliere che vorrebbe rifare una casa delle libertà che vada «da Salvini ad Alfano». A differenza di ciò che accade a sinistra, il cantiere del centrodestra è però ancora da aprire. E’ per questo che Berlusconi continua ad incrociare le dita affermando che «le elezioni ci saranno nel 2018».

Il Messaggero