Le Pen chiede un referendum sulla Ue

marine_le_pen

PARIGI Riforma elettorale, scioglimento dell’Assemblée Nationale, un referendum per uscire dall’Europa, la nazionalizzazione di Alstom, e magari, nei ritagli di tempo «far saltare in aria l’europarlamento», è un vulcano Marine Le Pen, galvanizzata dal 25 per cento intascato domenica sera e dal ko assestato ai socialisti del presidente Hollande e alla destra dell’Ump all’opposizione. Ieri la leader del Fronte Nazionale è passata da una conferenza stampa a un’intervista radiofonica a una tv per martellare le sue proposte, autoproclamarsi in Francia unica vera leader dell’opposizione a Hollande e in Europa comandante in capo dell’esercito degli euroscettici. In attesa di nuove elezioni in Francia per andare oltre i tre deputati Fronte Nazionale finora presenti all’Assemblée, madame Le Pen è soprattutto a caccia di alleati per costruire un gruppo all’Europarlamento. Da ieri sera è a Bruxelles per negoziare: «Ho intenzione di incontrare alcuni responsabili politici» ha detto senza sbilanciarsi. Per ora ha escluso di fare fronte comune con i greci di Alba Dorata, lo Jobbik ungherese e i bulgari di Ataka. Troppo anche per lei il neo nazista Udo Voigt, che ha assicurato che non incontrerà. Può già contare sui suoi alleati storici, il Vlaams Belang belga e l’Fpo austriaco. Accordo fatto anche con la Lega Nord di Salvini: «Diversi partiti si sono già uniti al nostro movimento, come la Lega Nord». Da vedere se si farà il matrimonio con le destre populiste olandesi e svedesi. «Ce la faremo» ha assicurato ieri, anche se è già certo il no dell’Ukip britannico di Farage, che dice «il Fronte Nazionale ha l’antisemitismo nel Dna» e si dichiara disposto a unirsi solo ai Cinquestelle, mentre il partito di Grillo non vuole unirsi a nessuno. Senza un gruppo, gli euroscettici avrebbero meno influenza, non potrebbero essere relatori di progetti né presentare emendamenti in seduta plenaria e soprattutto non beneficerebbero delle sovvenzioni per la segreteria.
IL PROGRAMMA
Nell’attesa di far sentire la sua voce in Europa, Marine Le Pen ha già chiarito qual è il suo programma per la Francia. A Hollande chiede riforma elettorale (per introdurre la proporzionale) scioglimento dell’Assemblée Nationale e elezioni anticipate. Nel frattempo si autoproclama capa dell’opposizione: «Il partito socialista è ai minimi storici, l’Ump non si rimetterà dalla sconfitta elettorale, il Fronte Nazionale è oggi il primo partito di opposizione, al governo ma anche all’Ump, a tutto il sistema UmpPs». In queste vesti chiede a Hollande di nazionalizzare il colosso energetico Alstom, di bloccare il trattato transatlantico e l’adesione all’Unione della Turchia. Una volta al potere, una delle prime misure sarebbe organizzare un referendum per far uscire la Francia dall’Europa. 
L’UMP
A risponderle ieri non c’era nessuno. La destra dell’Ump è decapitata. Travolto dallo schiaffo delle europee e dallo scandalo delle false fatture della campagna presidenziale del 2012, il segretario Copé ha annunciato le dimissioni per il 15 giugno, seguito da tutta la direzione. Lo scandalo non ha risparmiato Sarkozy, che continua a dirsi del tutto estraneo alla vicenda. Le Pen non si è lasciata sfuggire l’occasione per fustigare anche lui, soprattutto in vista delle presidenziali del 2017: «Sarkozy è completamente squalificato». Al tappeto anche la gauche. Ieri il premier Valls ha incontrato i deputati socialisti per esortarli a «restare uniti« e fare «blocco contro il fronte nazionale». 

IL MESSAGGERO