Le nozze gay registrate in Comune a Bologna Scontro sindaco-prefetto

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E’ braccio di ferro tra il sindaco di Bologna Virginio Merola e il prefetto Ennio Mario Sodano sul riconoscimento dei matrimoni gay. Il primo cittadino lo aveva promesso in pompa magna durante l’ultimo Gay Pride e lo scorso 30 giugno, con una direttiva, lo ha messo nero su bianco.
Cosa? La semplice possibilità per le coppie omosessuali che si sono sposate all’estero di comparire sul registro dello stato civile del Comune di Bologna. Il via alle trascrizioni è partito ieri ma il prefetto ha stemperato gli entusiasmi con una lettera arrivata giusto venerdì scorso, in cui scrive che «questa pratica è nulla, in assenza di una legge nazionale sul tema». La trascrizione non ha nessun effetto, è puramente simbolica, eppure sotto le Due Torri i detrattori hanno scomodato tutta la filiera governativa per ostacolare il sindaco dem: dal prefetto fino al Viminale, interessando della questione il ministro Angelino Alfano.
LO SCONTRO
E’ stata la consigliera comunale del Ncd Valentina Castaldini, presidente della commissione Affari istituzionali, a dare fuoco alle polveri con un esposto inviato in prefettura e al ministero: «Non si può mica entrare così a gamba tesa su questioni nazionali, è un abuso di potere. Siamo sicuri che è competenza del sindaco registrare queste unioni o sono atti nulli? L’aspetto più grave è che la lettera protocollata del prefetto è arrivata sulla scrivania di Merola tre giorni fa ed è stata praticamente ignorata. Oggi (ieri ndr) ho incontrato il ministro Alfano e sono fiduciosa. Mi aspetto un documento, una circolare che faccia chiarezza una volte per tutte».
«Bologna non si tira indietro. Qui trent’anni fa è nata la prima sede dell’Arcigay – ha ribattuto Merola – E poi la trascrizione non ha valore giuridico, nemmeno per altri diritti come l’eredità. Stiamo registrando che un matrimonio è avvenuto legalmente all’estero. Punto. E’ un’informazione utile anche per il nostro sistema anagrafico, visto che esiste il reato di bigamia. Questo è anche un modo per dire al Parlamento che abbandoni certe logiche del passato e si decida a legiferare su questioni così importanti. Se poi queste trascrizioni verranno annullate, i diretti interessati potranno ricorrere alla magistratura. Ma vogliamo di nuovo affidare un tema così ai giudici?».
E la fotografia di Bologna che si batte per i diritti civili è l’immagine di una delle prime coppie che si sono presentate ieri per la contestata trascrizione: il senatore del Pd Sergio Lo Giudice col marito Michele Giarratano e il piccolo Luca, avuto da una madre surrogata. Anche in rete ci sono prove di sit in virtuali con l’hashtag #Iostoconmerola lanciato da Vincenzo Branà, presidente del circolo Arcigay di Bologna che scrive su facebook: «W le spose, w gli sposi. E abbasso i guastafeste, quelli che si ostinano a dire di no».

Il Messaggero