Le mosse ardite di Vladimir

VLADIMIR PUTIN

MOSCA Con la richiesta del parlamento della Crimea di entrare a far parte della Federazione Russa, previo referendum, Putin mette di nuovo sotto scacco la comunità internazionale proprio quando si intensificano i negoziati diplomatici per trovare una via d’uscita alla crisi ucraina. È la sua tattica, il doppio gioco, trattare con l’Occidente ma da una posizione di forza o mettendolo già di fronte al fatto compiuto. Ieri ha esaminato l’istanza in un consiglio di sicurezza urgente ma non si è ancora pronunciato: ha altri dieci giorni di tempo, sino al referendum, per studiare le mosse di un Occidente ancora diviso ma che sembra deciso a sostenere Kiev anche finanziariamente. Lui intanto gioca d’anticipo e detta il gioco, con la velocità con cui le sue truppe hanno occupato la Crimea e il ritmo da metronomo del suo parlamento: la prossima settimana la Duma, il ramo basso del parlamento, esaminerà la proposta di legge per facilitare l’assorbimento di nuovi territori nel Paese, rendendolo possibile con un referendum, senza trattati internazionali.
Mosca si è sempre schierata a favore dell’integrità della Serbia, ma ha usato spesso il precedente del Kosovo per gli Stati non riconosciuti nello spazio dell’ex Urss: dalla Transnistria, in Moldova, alle due regioni giorgiane secessioniste dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, riconosciute dopo la guerra con Tbilisi. Ora Putin ha di fronte una irripetibile occasione storica per recuperare la russofona Crimea 60 anni dopo che fu regalata da Krushiov all’Ucraina, magari lanciando il messaggio che è disposto a rinunciare al più complicato sud-est.