Lazio Un fallimento

LAZIO SAMPDORIA

Ora è davvero finita, la stagione si chiude col fallimento annunciato dalle mosse sbagliate della società e chiusa con l’autolesionismo dello sciopero del tifo che ha penalizzato la corsa della Lazio nelle partite all’0limpico.

Niente Europa dopo tre anni, il 3-3 col Verona rimediato nel finale dopo essere stati due volte in vantaggio (Keita e Lulic), aver rischiato di perdere (gol di Marquinho, proprio lui, l’ex romanista col dente avvelenato, Iturbe e Romulo) e aver pareggiato nel recupero col rigore generoso trasformato in due tempi da Mauri, è la fotografia di una squadra stralunata che non merita di andare in coppa. Giusto così, peccato per il Verona che aveva la possibilità di lottare fino all’ultimo, ma il pari non serve a nessuno, tanto meno a Mandorlini molto nervoso al fischio finale dell’arbitro Mazzoleni (lite con Reja).

Il tecnico biancoceleste recupera Konko, Biava e Radu ma lascia all’inizio in panchina Klose. Solito 4-3-3 con Mauri finto centravanti, Keita e Candreva incursori con licenza di segnare. Mandorlini schiera Iturbe che aveva avuto problemi fisici per tutta la settimana: mossa devastante per la Lazio.

Si parte con poco più di 10.000 spettatori, lo sciopero della Nord continua nonostante in palio ci sia un posto in Europa League. Ormai il fattore Olimpico non esiste più, si gioca in campo neutro, anzi i duecento tifosi dell’Hellas Verona dominano la scena con i loro spettacolari cori.

Al 12′ Biglia e Biava scelgono la via migliore per lanciare in porta gli ospiti fino ad allora tutti chiusi nella loro metà campo: lo scontro fortuito va sorridere gli spettatori, Halfredsson serve a Toni un pallone solo da spingere in porta ma l’ex romanista sceglie il tocco felpato e spedisce fuori mentre Mandorlini. La Lazio? Tanto impegno e la solita confusione che non aiuta perché senza un attaccante vero non c’è profondità ed è facile per il Verona bloccare la spinta sulla due fasce dei biancocelesti. Alla mezz’ora, però, inatteso arriva l’episodio che sblocca la partita: dal manuale del contropiede la premiata ditta Ledesma-Mauri confeziona l’assist per Candreva che serve a Keita il pallone dell’1-0. Quinto gol del giovane aquilotto e Lazio avanti nel momento peggiore, quando soffriva il pressing veronese. Dura poco, troppo poco, solo sette minuti: Marquinho sfrutta un rinvio troppo centrale di Biava e fa secco Berisha. Poi il gol annullato a Biglia (in realtà il solito catastrofico Mazzoleni aveva fischiato prima per un presunto fallo di Lulic) chiude un primo tempo equilibrato macchiato dagli errori della difesa.

Nella ripresa c’è tutta la stagione della Lazio: spinta per un quarto d’ora, gol di Lulic che illude l’Olimpico. Poi la banda di Reja arretra colpevolmente, si disunisce e incassa in contropiede il pareggio di Iturbe. Gravi gli errori del tecnico che non comprende gli stenti dei suoi e non provvede a cambiare qualcuno dei pretoriani in chiaro debito di ossigeno. La Lazio non c’è più, entrano Klose e Gonzalez, si fa male anche Candreva (spazio a Felipe Anderson) ma il Verona è più squadra e poi ha Iturbe nel motore che fiacca con i suoi scatti continui i centrali biancocelesti. Dopo una clamorosa occasione fallita da Toni e il palo di Sala arriva il terzo gol di Romulo a sancire la resa definitiva.

L’espulsione di Lulic (fallaccio su Iturbe) non chiude i giochi solo perché il Verona si suicida così come aveva fatto il Torino due settimane fa. Klose si guadagna un rigore, Mauri lo trasforma in due tempi, solo per aumentare i rimpianti di una stagione maledetta. Tutti in castigo, ora è tempo di rifondare.

IL TEMPO