Lazio, Stefano Pioli: “Non mi dimetto”. Il suo addio? Domenica o a giugno…

PIOLI_LAZ_GEN

“Non mi dimetto, sarebbe facile farlo ora”. Dopo l’umiliante sconfitta di ieri contro lo Sparta Praga, la contestazione di stanotte fuori dall’Olimpico (Onazi e Hoedt i più bersagliati) che è proseguita stamattina a Formello, Stefano Pioli non lascia la barca che sta affondando. La stagione della Lazio, di fatto, è finita ieri con l’eliminazione dall’Europa League, ultimo obiettivo rimasto dopo che in campionato la situazione è compromessa da settimane: a decidere il futuro di Pioli, allora, potrebbe essere la partita di domenica contro il Milan. Sulla cui panchina, tra l’altro, siede Sinisa Mihajlovic, un altro che come Pioli non se la passa benissimo e a cui Lotito starebbe pensando per il dopo-Pioli.

addio inevitabile — Il destino del tecnico di Parma sembra segnato, che sia domenica sera o a giugno, ipotesi quest’ultima più probabile visto che da Formello negano in maniera perentoria che il divorzio sia questione di ore: anche i tifosi, però, dopo averlo difeso in quanto “vittima” del mercato poco di riparazione, hanno scaricato Pioli. “È uno yes-man di Lotito”, il pensiero di molti, che avrebbero sperato nelle dimissioni del tecnico già alla fine di una sessione – quella di gennaio – che ha portato a Formello il solo Bisevac, ieri disastroso come tutta la difesa. E proprio a Lotito (primo oggetto della contestazione di ieri, con tanto di lancio di monetine, ma non c’è da stupirsi) è legato un labiale pescato ieri dalle televisioni: “Ma che fa Pioli?”, riferito alle scelte dell’allenatore per una partita che era sembrata in discesa dopo l’1-1 in Repubblica Ceca. Lotito che, come Tare, stamattina era a Formello, con i giocatori rassegnati e i (pochi) tifosi infuriati.

SOLUZIONE INTERNA — Il clima che da settimane si respira nello spogliatoio non è sereno, le parole di ieri di Lulic (“Dovevamo prenderci i fischi, tutti, non solo qualcuno”, il succo del discorso) lo confermano. Se la Lazio vorrà però salvare Pioli, servirà un risultato positivo a San Siro. Perché un’altra sconfitta pesante come quella di ieri rischierebbe di costare il posto all’allenatore: con meno di due mesi di stagione da giocare e nessun obiettivo da raggiungere, l’unica soluzione sarebbe poi quella di “promuovere” Simone Inzaghi, “pupillo” di Lotito e ora alla guida della Primavera, in attesa di aprire la nuova stagione con un altro tecnico. Pioli si è già trovato in una situazione simile prima di Natale: la Lazio, poi, vinse al Meazza (2-1 contro l’Inter) e il tecnico si salvò. Ci riuscirà anche stavolta?

La Gazzetta dello Sport