Lazio Roma, Mauri: ‘Nel derby dobbiamo far qualcosa in più’

KEITA 2 lazio roma 1 a 4

“Come si prepara un derby? Come per una partita qualunque, studiando l’avversario. Poi sappiamo che dobbiamo metterci qualcosa in più perché i tifosi ci tengono molto. Il derby più bello rimane quello del 26 maggio, rimarrà unico nella storia. Per me alzare la Coppa da capitano è stata un’emozione indescrivibile”. Lo ha detto Stefano Mauri, parlando ai giovani studenti dell’Istituto Comprensivo ‘Nelson Mandela’ di Roma nell’ambito dell’iniziativa ‘Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport’. L’ex capitano biancoceleste ha poi proseguito: “Il derby è una partita particolare a Roma, è una sfida tanto sentita, difficile da spiegare. Bisogna viverla per poterlo capire, è un match che si aspetta dall’estate. Si gioca per una città intera, è una partita unica”. A chi gli chiede di ricordare i suoi gol più importanti, Mauri risponde così: “Ne ho fatti tanti, il più bello quello in rovesciata con il Napoli (nel 2012, ndr)”.

Szczesny, al derby con in testa solo la vittoria – “Abbiamo solo una cosa in testa: la vittoria”. Chiaro, diretto. Wojciech Szczesny non usa giri di parole per spiegare l’atmosfera che si respira a Trigoria a pochi giorni dalla sfida dell’Olimpico contro la Lazio. “Naturalmente nello spogliatoio si sente che è una partita diversa, speciale – ammette il portiere della Roma, intervistato dalla radio ufficiale del club giallorosso -. E’ un derby e affrontiamo una buona squadra, ma arriviamo nelle migliori condizioni possibili, abbiamo fatto molto bene nelle ultime settimane e la fiducia e il morale sono molto alti”. Quello che invece non sarà alto è il numero di spettatori sugli spalti. Lo zoccolo duro di entrambe le tifoserie seguirà la stracittadina lontano dallo stadio. La Curva Sud, che da mesi protesta contro le misure di sicurezza applicate dal prefetto Gabrielli, si è già data appuntamento a Testaccio e ha ribadito la sua decisione con due striscioni esposti nel quartiere (“Nati contro il potere, per un amore che non conosce barriere!” e “3-4-16, tutti a Testaccio!”). “Sappiamo che per i tifosi non può essere una partita come le altre, ma per lo deve essere perché vale tre punti – sottolinea Szczesny -. Affinché loro siano felici noi dobbiamo pensare che sia una partita da tre punti e cercare di portarli a casa come sempre”. Un successo nel derby permetterebbe alla Roma di difendere il terzo posto in classifica che vale l’ultimo pass utile per la Champions League. Il massimo palcoscenico europeo è l’obiettivo di tutti a Trigoria, anche di Szczesny che ancora non sa se resterà a difendere i pali della porta giallorossa. Il polacco, in prestito secco dall’Arsenal, non si sbilancia sul proprio futuro ma ammette che nella Capitale si è trovato molto bene. “Qui sto avendo la fiducia di tutti, e quando ho la fiducia dei compagni, del tecnico, dei tifosi e di tutto il club, e gioco tutte le settimane, le cose non possono che funzionare al meglio. Il merito non è soltanto mio ma di tutte le persone che mi hanno aiutato – confessa a Roma radio -. Per me il calcio è sempre stato al primo posto. E se le cose vanno bene nel calcio anche la mia vita va bene. Vediamo il prossimo anno come andranno le cose, sia l’Arsenal sia la Roma hanno avuto una stagione abbastanza buona ma naturalmente tutti ci auguriamo di più e spero che il prossimo anno entrambe possano vincere i rispettivi campionati”. A livello personale, poi, Szczesny rivela di aver infilato i guanti dopo aver constatato da piccolo di non poter diventare un goleador. “Non sognavo di stare in porta, nessuno da bambino vorrebbe fare il portiere. Ho iniziato a giocare a calcio a 7 anni, volevo fare l’attaccante, ma basta un’occhiata per vedere che sono la cosa più lontana da un attaccante e così il mio allenatore dell’epoca mi chiese di provare in porta, seguendo tra l’altro come modello mio padre, e devo dire che ha funzionato” riconosce, prima di soffermarsi sul luogo comune legato al carattere sopra le righe dei portieri: “E’ vero, siamo matti perché giochiamo in porta e giochiamo in porta perché siamo matti. Un mio compagno di nazionale dice che non può che essere pazzo qualcuno che vuole essere colpito dalla palla, tuffarsi 200 volte al giorno e fare un lavoro che a volte è noiosissimo. Ma credo che i giorni dei ‘portieri matti’ siano un po’ alle spalle, adesso sempre più spesso si vedono portieri calmi, posati”. E comunque, stando a Szczesny, a Trigoria quello più fuori di testa non è certo lui: “Chi sono i compagni più pazzi in squadra? Radja! Al primo posto c’è Nainggolan, poi viene Nainggolan, e per terzo Nainggolan. Probabilmente anche io me lo gioco, ma sono di gran lunga inferiore rispetto a lui. Diciamo che al suo cospetto io sono quello calmo, tranquillo, sempre serio, che non sorride mai”.

ANSA