Lazio Felipe e contenta

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Un Felipe da Champions. Sotto il diluvio piemontese, su un campo poco adatto alle qualità tecniche dei suoi giocatori, la Lazio incassa con merito la quinta vittoria consecutiva. Magari faticando oltre le aspettative contro l’ostico Torino di Ventura, ma portando a casa tre punti fondamentali grazie alle magie del giovane Anderson, il vero valore aggiunto nella scalata biancoceleste in classifica. Ora il Napoli è staccato e la squadra di Pioli può godersi da sola il terzo posto a un solo punto dalla Roma sconfitta in serata dalla Sampdoria: la Champions non è più un sogno.

SOTTO RITMO Eppure stavolta per la Lazio non è stato affatto semplice. Il doppio impegno ravvicinato in Europa spinge Ventura a un turnover radicale: fuori i titolari Glik, Moretti, Darmian e Quagliarella oltre a Farnerud e agli assenti Gazzi, Vives e Molinaro. Le riserve granata, però, non sfigurano affatto davanti ai titolari biancocelesti: ordinati e ben raccolti nella propria metà campo, i giocatori del Torino non concedono spazio alla manovra della Lazio, peraltro lenta e macchinosa. Ventura chiude la porta al centro, impedendo agli avversari la ricezione del pallone sulla trequarti, mentre Basta e Radu non riescono ad impossessarsi delle fasce. La conseguenza è logica: nel primo tempo la Lazio produce una sola azione pericolosa, guarda caso avviata dal terzino serbo sulla destra e rifinita sulla fascia opposta dal romeno, ma Padelli è bravo ad opporsi a Parolo.

LE MOSSE DI PIOLI A inizio ripresa le cose non cambiano, anzi peggiorano. Il Torino – capace fin lì di superare la metà campo una sola volta creando peraltro l’occasione migliore del primo tempo sull’asse Gaston Silva-Amauri – sembra più coraggioso nelle ripartenze. Stavolta, però, Pioli capisce al volo le difficoltà della Lazio e interviene subito inserendo Onazi e Keita (per Cataldi e Mauri) ma soprattutto spostando Felipe dietro le punte. Una mossa decisiva perché la squadra di Ventura, comprensibilmente stanca, perde l’originaria compattezza e Anderson, innescato in velocità dai compagni, diventa immarcabile. Keita non lo asseconda, sprecando un assist al bacio, e allora il brasiliano si mette in proprio e in 7 minuti stende il Toro con due gol da cineteca. Al resto ci pensa il ritrovato Marchetti con una parata decisiva su Darmian.

LA CHAMPIONS NON È UN SOGNO La Lazio vola mentre il Napoli fatica e la Roma si ferma ancora, fischiata dall’Olimpico giallorosso. E allora, a undici giornate dalla fine del campionato, per la squadra di Pioli la Champions non deve essere più un sogno, ma un obiettivo concreto.

IL TEMPO