Lazio, è guerra ai vitalizi: verso il divieto di cumulo

REGIONE LAZIO

Divieto di cumulo e innalzamento dell’età minima dell’inizio dell’assegno mensile. Sono questi i primi due tasselli che metteranno tutti d’accordo da settembre, quando nel consiglio regionale del Lazio sarà affrontato il tema del taglio dei vitalizi (quelli del passato, perché i consiglieri in carica non lo riceveranno) che costano ogni anno 20 milioni di euro, con una cifra destinata ad aumentare mano a mano che altri ex consiglieri regionali – caso unico in Italia – compiranno solo 50 anni.
FORBICI
Su altri possibili interventi invece vi sono ancora divisioni: dal contributo di solidarietà che potrebbe essere chiesto ai 270 ex consiglieri che ogni mese ricevono vitalizi che superano anche i 6 mila euro netti a un ricalcolo sull’entità degli assegni. Già perché – anche questo caso unico in Italia – il vitalizio del Lazio è calcolato non solo sullo stipendio ma anche sulla diaria, cioè sui rimborsi spese per pranzi o affitti. Ma al di là degli elementi che ancora dividono, la notizia è che ormai il principio di rivedere il meccanismo dei vitalizio anche del passato è acquisito. Inizialmente, su questo avevano alzato la voce i 5Stelle, poi dalla maggioranza aveva insistito la consigliere zingarettiana Teresa Petrangolini. Anche il vicepresidente del consiglio, Francesco Storace, ha presentato un disegno di legge. Va anche detto che prima della pausa estiva anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, malgrado i mugugni all’interno della sua maggioranza, ha spiegato: «Andranno affrontate le storture che comunque sono dentro quel sistema, evitando il pericolo di aprire vertenze o ricorsi. Dobbiamo preparare provvedimenti che partano dal riconoscimento dei diritti acquisiti ma anche dalla necessità di non poter tollerare delle stravaganti scelte fatte negli anni passati».
MANOVRE
Prima della chiusura del consiglio regionale del Lazio l’ufficio di presidenza ha affrontato il tema vitalizi in più di un’occasione. L’obiettivo di Daniele Leodori, presidente del consiglio regionale, è evitare che la riforma sia attaccabile da ricorsi di chi ritiene – gli ex consiglieri – di perdere diritti acquisiti. Attenzione: non sarà tutto in discesa, perché nel centro destra vi sono ex consiglieri regionali che dovranno così di fatto tagliarsi i futuri vitalizi e anche nel Pd – dove sono tutti alla prima legislatura – ci sono però legami di corrente con ex consiglieri che non faranno salti di gioia per il cinquantesimo compleanno senza assegno.
Gianluca Perilli, a cui presto passerà il testimone di capogruppo del Movimento 5Stelle, non si tira indietro: siamo stati i primi a sollevare il problema, in ogni sede, siamo pronti a collaborare basta che siano tenuti fermi alcuni punti importanti. «La nostra legge è un punto di partenza, ed è stata presentata da molti mesi». E qui si arriva ai punti su cui è possibile l’accordo: innalzare a 65 anni (ma perché non 66 come per gli altri italiani? ndr) l’età minima per coloro che sono ancora in attesa del vitalizio; vietare il cumulo con i vitalizi del Parlamento o del Parlamento europeo (sono molti gli ex consiglieri regionali che incassano il doppio vitalizio). I 5 Stelle però chiedono anche un differente calcolo dell’assegno per i 42 in attesa, su base contributiva invece che retributiva; e insistono perché ai 270 sia chiesto un contributo di solidarietà attorno al 30 per cento. Teresa Petrangolini, eletta nel listino di Zingaretti, ispiratrice di una proposta di legge che la maggioranza si appresta a presentare, ipotizza anche un altro intervento nei confronti dei 270 che oggi percepiscono i vitalizi e sui 24 che lo hanno maturato, ma che per ora non lo prendono perché sono parlamentari.
RICALCOLO
«Due le ipotesi: calcolare anche per loro i vitalizi sulla base dell’indennità attuale dei consiglieri regionali (diminuita da 12.500 euro a 7.600 lordi). Così ci sarebbe una decurtazione anche per chi oggi prende il vitalizio del 39 per cento. Ci potrebbe essere anche una soluzione meno pesante: eliminare solo la diaria di 3.500 euro dalla base di calcolo». Secondo Storace, comunque, è necessario anche stabilire delle regole chiare per coloro che sono in attesa di vitalizio e decidono di rinunciarvi, tenendo conto che sarà necessario restituire loro i contributi versati. «Sul contributo di solidarietà – avverte Storace – per evitare ricorsi dobbiamo legarlo a un obiettivo, ad esempio si può dire che il vitalizio viene tagliato di una determinata percentuale fino a quando la Regione non avrà completato il piano di rientro dal debito della sanità. Sul divieto di cumulo, la prima mossa sarà invitare che prende due vitalizi a fare un passo indietro, una sorta di moral suasion».
Al di là dei distinguo, ciò che sta passando è il principio che andranno tagliati o rivisti anche i meccanismi dei vitalizi del passato, un tema che quando fu sollevato dai 5Stelle prima e dalla Petrangolini poi, causò parecchi mal di pancia trasversali. Todo cambia.

Il Messaggero