Lavoro, sì alla fiducia Renzi: ora giù tasse anche ai pensionati e alle partite Iva

Giuliano Poletti

ROMA Larga maggioranza alla Camera nel voto di fiducia sul decreto lavoro del ministro Poletti. Anzi, i 344 sì contro 184 no sono il miglior risultato per il governo in votazioni su provvedimenti per i quali sia stata chiesta la fiducia. Ancora nella mattinata di ieri turbolenze e malumori sembravano scuotere Ncd e Scelta civica che non avevano gradito i cambiamenti apportati in Commissione al testo originario, accusando Renzi di essersi piegato al diktat della sinistra dem. La stessa fiducia posta dall’esecutivo sembrava essere maldigerita dai partiti alleati del premier.Poi, da Milano, Angelino Alfano spegne ogni focolaio di dissenso annunciando che Ncd «voterà convintamente la fiducia al decreto e al governo del cambiamento di cui l’Italia ha bisogno». Il ministro dell’Interno sottolinea che nonostante «le correzioni fatte dalla sinistra del Pd e non condivise da noi, il decreto rimane comunque un grande passo avanti rispetto alla riforma Fornero». Corollario del leader ncd: «Il governo, che vive un momento di luna di miele con il Paese, non corre alcun rischio». Compattissimo al voto, dopo le parole di Alfano, il gruppo del Ncd: un solo assente su 28. Qualche vuoto in più tra le file di Per l’Italia e Scelta civica. Rumorosa e sopra le righe la performance dei 5Stelle: con un codice a barre incollato in faccia i grillini protestano sul trattamento riservato ai lavoratori: «Merce, moderni schiavi da identificare con un codice a barre». Mandato in porto alla Camera il decreto, che oggi avrà il varo definitivo, non può dirsi archiviato lo scontro per riportare il testo del provvedimento il più vicino possibile alla sua forma originaria, gli alfaniani non depongono le armi, rinviando il confronto al Senato: «Cambiare il decreto non è per noi solo una speranza, ma una volontà determinata, anche perché il Senato si presta di più alla mediazione», avverte Sacconi.
IMPEGNI PRESI
Tornato su Twitter per la prima volta da premier, Matteo Renzi risponde ai suoi follower su un ampio spettro di questioni, A chi gli fa notare che gli 80 euro non vanno a tutti coloro che sono in difficoltà, assicura: «Ho preso un impegno con partite Iva, incapienti e pensionati nel proseguire nel lavoro di abbassamento delle tasse e lo manterrò». Poi una replica esplicita e secca a Beppe Grillo che critica il dl Irpef: «I comici milionari dicono che 80 euro sono una presa in giro. Se provassero a vivere con 1.200 euro al mese non lo direbbero». C’è chi mette l’accento sulla lotta all’evasione, e il premier: «Sull’evasione fiscale possiamo fare di più, non con i blitz ma con l’innovazione e l’incrocio dei dati». Altra risposta non convenzionale a chi si sofferma sul reddito minimo di cittadinanza: «E’ una tesi originale che per creare lavoro bisogna fare il reddito minimo di cittadinanza! Il punto vero è abbassare le tasse alle imprese, come è giusto e doveroso abbassarle a famiglie e lavoratori». Un affondo a burocrati e politici arriva affrontando il tema dei fondi Ue: «Dobbiamo utilizzare meglio i fondi europei che sono tanti e spesso non spesi o spesi male. La prossima settimana facciamo un incontro ad hoc. L’Italia in troppi casi ha buttato via le risorse. Non è colpa dell’Europa ma dei burocrati e politici italiani che hanno fallito».
Sempre per parlar chiaro, il premier si inoltra sul terreno delle riforme: «Non le deleghiamo ai professori, anche se molti di essi hanno una cultura giuridica maggiore della mia». E poi la difesa dell’Italicum: «La legge elettorale darà a chi vince la certezza di essere il depositario della responsabilità, non come oggi che non si sa mai chi vince». 

IL MESSAGGERO