Lavoro, alla Camera il governo corre Poletti: se serve pronti alla fiducia

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Sulla riforma del lavoro non si perderà tempo e se sarà necessario la fiducia sarà chiesta anche alla Camera. Il governo lo ha ribadito ieri per bocca del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «Se ci saranno rischi di stravolgimento nel merito o di una spola tra i due rami del Parlamento, con un allungamento dei tempi superiore a quanto accettabile è normale che il governo penserà al voto di fiducia anche alla Camera come già accaduto al Senato», ha ribadito Poletti..
Che non ha rinunciato a limare gli spigoli più puntuti del dibattito dicendosi favorevole al «confronto» e spiegando che l’esecutivo intende «ascoltare» tutti, «valutare», ma non vede emergere argomenti «insormontabili» dallo scontro sull’articolo 18 e, in ogni caso, vuole mantenere fermo il timone sull’agenda delle riforme.
PIENA SINTONIA
Poletti appare in piena sintonia con il premier, Matteo Renzi: «Se vogliamo cambiare finalmente le cose occorre portare a termine le riforme che noi abbiamo proposto e contro cui altri stanno facendo ostruzionismo in Parlamento», scrive Matteo Renzi su Facebook riferendosi anche all’alluvione di Genova. «Si chiamano Sbloccaitalia, riforma della P.A., riforma costituzionale, riforma della giustizia, cantieri dell’unità di missione le priorità per l’Italia che vogliamo», sottolinea il premier.
«Non abbiamo intenzione di fermarci di fronte al fatto che ci sono obiezioni, diversità di opinione». «Nulla sarà trascurato ma poi la responsabilità della decisione ce la prenderemo tutta». Sono i pilastri del Poletti-pensiero. E le sparate di Beppe Grillo («Non permetteremo mai di portare la gente alla fame»)? «Affermazione priva di qualsiasi fondamento», è la replica.
DIBATTITO ROTONDO
In vista dell’avvio dell’esame alla Camera, giovedì, è da Firenze (dove ha partecipato alla giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro) ed in tv a In Mezzora su RaiTre che il ministro ha ribadito la linea del Governo Renzi. Sulle divisioni nel Pd il ministro è nettO: «Sono convinto – dice – di quello che stiamo facendo, ci metto tutto l’impegno», garantisce Poletti, pur ammettendo qualche difficoltà «generazionale e con la mia storia dentro la sinistra».
E lo scontro con Cgil e Fiom? «Bisogna guardare alla sostanza delle cose perché le ragioni del ”no” vanno pesate ma non possono diventare l’elemento che ci impedisce di decidere». L’obiettivo – ricorda Poletti – è introdurre un nuovo contratto a tutele crescenti che, creando «un nuovo equilibrio», permetterà anche «una significativa riduzione» delle forme contrattuali: vanno cancellate quelle che non hanno «una ragione specifica» di esistere e bisogna ricondurne altre nel loro corretto perimetro di applicazione.
Sull’articolo 18 Poletti ha detto che una riforma è necessaria perché viene applicato in maniera diversa da giudice a giudice mentre i casi di reintegra vanno definiti in maniera certa. Ai sindacati e in particolare alla Cgil Poletti dice: «Guardiamo anche ai giovani che cercano lavoro ed ai precari: i contratti a tempo indeterminato sono ormai solo il 17% del totale. Sul Tfr, invece bisogna fare una scelta ragionata».
ALFANO ATTACCA
Sempre in relazione alla riforma del mercato del lavoro sul fronte politico si segnala una sortita del leader di Ncd Angelino Alfano che rivendica di aver lanciato già da agosto («Non per ideologia, ma perchè siamo persone pratiche, concrete», dice) la battaglia per l’articolo 18: «Mi dicevano che cercavo visibilità, oggi i fatti ci stanno dando ragione». Il Nuovo Centrodestra preme sul Pd perché il testo della delega approvato dal Senato venga mantenuto alla Camera. «Per noi va confermato», ha detto il senatore Ncd Gaetano Quagliariello intervenendo a L’intervista di Maria Latella su Sky tg24.

Il Messaggero