Lavoro, a marzo 92 mila posti in più Mattarella: «I dati sono confortanti»

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Un dato è certo e significativo: 92 mila nuovi contratti di lavoro nel mese di marzo. Effetto combinato della decontribuzione sulle assunzioni del 2015 e del Jobs Act scattato cinquanta giorni fa. Il ministero del Lavoro si limita a fornire i numeri, ma non la genesi degli stessi. Anzi il dicastero, guidato da Giuliano Poletti, avverte che si tratta ancora di numeri parziali e dunque suscettibili di verifiche. Comunque essi dicono che i contratti attivati sono stati 641.572 (in aumento rispetto ai circa 620mila dello stesso mese del 2014). Le cessazioni sono arrivate a quota 549.273 e, di conseguenza, il saldo è positivo per 92.299 unità. «Sono dati confortanti – commenta a caldo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – anche se ancora iniziali. Bisogna prenderli con cautela, ma, cosa essenziale, incoraggiano la fiducia».
Scendendo nei dettagli, i tecnici del ministero di via Veneto, precisano che i 641.572 nuovi contratti non comprendono i settori del lavoro domestico e della Pubblica Amministrazione, che 162.498 sono a tempo indeterminato (a marzo dello scorso anno erano 108.647), che i rapporti di lavoro fissi, quelli per i quali è prevista la decontribuzione triennale della legge di Stabilità, hanno avuto un saldo attivo di oltre 31 mila unità. Infine, che l’incidenza dei “tempo indeterminato” è passata dal 17,5% del 2014 al 25,3% dello scorso mese. Ed è questo, probabilmente, il dato più rilevante perché starebbe a testimoniare un abbassamento della quota di precarietà.
I NUMERIPer adesso i numeri dicono che raddoppiano le trasformazioni di “tempi determinati in indeterminati” passando dai 22.116 del 2014 agli attuali 40.034. Sono comunque e ancora i rapporti a tempo determinato quelli che vengono attivati con maggiore frequenza: 381.234 a marzo pure se in calo rispetto ai 395mila dello stesso mese del 2014. Sono 16.844 quelli di apprendistato (21mila nel 2014), 36.460 le collaborazioni (48.491 nel 2014) e 44.536 le forme classificate nella voce «altro». Nel rapporto del ministero figura anche il capitolo delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Il loro numero è pari a 549.273. Di questi, 131.128 sono a tempo indeterminato, 310.566 a tempo determinato, 14.953 contratti di apprendistato, 46.173 collaborazioni e 46.453 forme di lavoro non precisate.
«Bisogna essere misurati e cauti – commenta il ministro Poletti – nel senso che stiamo parlando di contratti di lavoro, non di nuovi posti di lavoro. C’è un dato qualitativo che avevamo già visto a gennaio e febbraio: nei contratti aumentano in maniera importante quelli e tempo indeterminato, mentre si riducono tutte le altre tipologie contrattuali». Un obiettivo, secondo il titolare del dicastero di via Veneto, tuttavia è stato raggiunto: «Far cambiare qualitativamente il mercato del lavoro. Sull’occupazione, invece, dobbiamo aspettare i dati Istat che valuta non i contratti, ma tutte le posizioni lavorative». Numeri che, invece, non convincono la Cgil. Ironizza, il leader Susanna Camusso: «Ma di quali dati parliamo? Quelli dell’ufficio stampa e propaganda? E’ una modalità un po’ vecchia…ero piccola quando hanno abolito questi uffici stampa».

Il Messaggero