L’assistente di Alfano e le telefonate al faccendiere: così la cricca controllava nomine e appalti

++ PDL:ALFANO,NESSUNA DIASPORA DOPO BERLUSCONI ++

Dice Angelino Alfano che il fango che sta colando dalle migliaia di pagine dell’inchiesta “Labirinto” della Procura di Roma non riguarda lui, “bensì terze e quarte persone che parlano di me”. E aggiunge: “Persone che non vedo e non sento da anni”. Quest’ultima affermazione, alla luce degli atti di indagine, pare quantomeno avventurosa.

Il faccendiere arrestato Raffaele Pizza sostiene di avere un rapporto privilegiato con il ministro dell’Interno. “Ho un appuntamento con Alfano all’una e mezza”, riferisce il 2 febbraio 2015 a Danilo Lucangeli, l’imprenditore interessato alla “mandrakata”, come chiamano l’affare della gestione del sistema Tiap delle procure italiane. Ai sodali Pizza racconta di essere stato vicino ad Alfano “quando ancora era il cameriere di Berlusconi”. Considera il Viminale, lo si intuisce dal tono delle conversazioni, luogo di facile accesso, e non solo perché fino al 2015 vi ha lavorato suo fratello Giuseppe come consulente dell’ufficio stampa. Il suo “uomo”, in realtà, è Davide Tedesco, collaboratore politico di Alfano. Pizza, in ultimo, afferma pure di avere una qualche influenza nella spartizione di nomine e appalti ministeriali. Non solo al Viminale, ma anche al dicastero dell’Istruzione.

“MARCHERO’ A UOMO ANGELINO”
Il 12 maggio 2014 Massimo Sarmi è un manager senza lavoro. Il governo Renzi ha deciso che sulla poltrona di amministratore delegato di Poste Italiane deve sedere Francesco Caio. Sarmi dunque sta puntando a un posto di prestigio nella società Milano Serravalle-Milano Tangenziali (cosa che otterrà nell’ottobre 2014), e per questo si rivolge a Pizza, perché si muova con i suoi “amici”. Il pressing che fa su Alfano è riassunto in un brogliaccio di una chiacchierata tra Pizza e Sarmi, avvenuta nell’ufficio di via Lucina non lontano da Montecitorio. Scrivono i finanzieri del Nucleo di Polizia Valutaria, che li ascoltano attraverso le cimici: “Pizza dice che l’assistente (Davide Tedesco) è andato via pochi minuti fa e gli ha comunicato che c’è un’apertura, per questo secondo lui la cosa è andata. Dice anche che domani pomeriggio marcherà a uomo Angelino Alfano perché sarà con lui al comizio che gli ha organizzato, e gli parlerà dell’ipotesi della presidenza”. Il comizio è quello per il sostegno alla candidatura a sindaco di Civitavecchia di Massimiliano Grasso, dell’Ncd, tenutosi a Porto Riva di Traiano e dove è intervenuto Alfano. Il timore di Sarmi di essere trombato (“quello del Tesoro mi ha detto che la cosa si è complicata…”), viene sedato dal faccendiere: “Questa la deve risolvere Angelino, non è che la deve risolvere il Tesoro”. Nelle interviste dopo gli arresti di lunedì, Sarmi ripete un mantra sconfessato dalle carte d’indagine: “Avrò visto Raffaele Pizza forse una volta all’anno”.

LO “SCAMBIO”
Come detto, Sarmi otterrà nella “Milano Serravalle” la nomina più alta, quella di amministratore delegato. Scrive il pm Stefano Fava, chiedendo l’autorizzazione (che gli è negata dal gip) a intercettare il telefono di Davide Tedesco: “Rileva che l’attuale consigliere di Alfano per i processi di comunicazione digitale ha avuto un ruolo attivo tra l’assuzione di Alessandro Alfano (fratello del ministro, ndr) in Postecom, autorizzata direttamente da Sarmi, e la successiva nomina di quest’ultimo alla guida della Milano Serravalle-Milano Tangenziale”.

Sull’assunzione di Alfano jr nella società controllata da Poste Italiane emergono, dagli atti, particolari che ne alimentano le “opacità”, come le definisce il gip. “Il consiglio di amministrazione – si legge in un’informativa della finanza – non è stato portato a conoscenza né dell’esigenza di dovere coprire tale ruolo, né che per tale ruolo fosse previsto proprio lui”. La vicenda è, per chi indaga, l’esempio del “modus operandi di Pizza”, del ruolo che si cuce addosso in occasione dei rinnovi delle “cariche apicali” negli enti pubblici. “Considero Angelino una persona per bene, un amico”, confida a Tedesco, con il quale parla pure di un progetto di una lista elettorale in favore dell’Ncd. “Mi ha chiamato il fratello (Alessandro, ndr) da New York per farmi gli auguri”.

LA PROMOZIONE ALL’ENEL
Pizza ribadisce che c’è stato un interessamento di Alfano in persona, sempre propiziato da lui, anche per l’avanzamento di carriera del manager Claudio Machetti all’interno dell’Enel, promosso da responsabile degli approvvigionamenti a direttore “global trading” nel luglio 2014. Il faccendiere ne parla al telefono con Roberto Tordelli, responsabile della Elettro System srl di Porto Recanati, interessato a entrare nell’orbita delle commesse dell’Ente dell’energia. “Ma tu sai questo chi è? È il direttore dell’Enel”, lo apostrofa Pizza. “E l’ho fatto diventa’ io, cazzo… ti spiego che cosa è successo: è stato Alfano”. A questo punto racconta, o millanta, di aver portato Machetti dal ministro. “È stato Alfano… anche se Alfano ho capito che non ha fatto un cazzo però ce l’ho portato. Lui mi ha chiesto la cortesia di essere introdotto… e sono riuscito a fargli fare l’appuntamento tra Francesco Starace (ad di Enel, ndr) e Alfano. Gliel’ho portato quando doveva essere nominato”.

I FONDI DEL MIUR
Dai tredici faldoni dell’inchiesta, emerge la presunta capacità di Pizza di condizionare gare di appalto del Viminale. Le microspie lo sentono sbraitare in ufficio con il commercialista Alberto Orsini, la mente di quella che per gli inquirenti è una associazione per delinquere. I due commentano la notizia di alcuni arresti per corruzione all’interno di una Asl, dove è coinvolta – a quanto pare di capire – una persona vicina a Pizza. “So’ incazzato come una iena, con Lucangeli (l’imprenditore che voleva entrare nella gestione del sistema Tiap, ndr). Gli ho fatto tutto, gli ho fatto piglia’ i soldi. M’ha portato lui quel “cazzo” a me. Gli ho fatto ave’ io i soldi, gli so’ stati dati dal Ministero degli Interni”. Orsini chiede: “Un milione di euro?”. “Ma che milione, fatturato là in 22 milioni!”.

Non
è solo al Viminale che il gruppo guardava con appetito. Un corposo filone d’indagine, tuttora aperto, riguarda i fondi dati in gestione al ministero dell’Istruzione. Al centro della ragnatela gettata da Pizza e Orsini, l’università di Salerno.

La Repubblica