L’Aquila, cinque anni dopo i primi cantieri in centro

TERREMOTO

L’AQUILA Piazza Duomo, cinque anni dopo. Un tendone, due bar puntellati, i militari che sorvegliano l’accesso, ma che fra poco andranno via: fondi finiti anche per loro. Il cuore dell’Aquila è questo, pulsa ancora a fatica dopo il dramma del terremoto. Qui, sabato notte, 309 rintocchi ricorderanno le vittime. A guardare lo scorcio una volta più suggestivo e affollato, nel quale è facile avvertire ancora i rumori dell’antichissimo mercato, non sembra affatto che lo Stato abbia speso finora circa 8 miliardi di euro («impegni» compresi) sugli 11,4 stanziati: 2,8 per l’emergenza, 5,4 per la ricostruzione. Eppure qualcosa si muove. Basta risalire il Corso principale per accorgersene. Sono serviti quasi duemila giorni, un’infinità di piani e polemiche, ma i primi cantieri, circa 200, sono aperti.

PALAZZI PRONTI
Addirittura qualche palazzo già terminato: sono quelli, vincolati, per i quali la Sovrintendenza ha dato il via libera ai lavori, bypassando l’iter normale. Pochi, una decina, ma danno speranza. Per tornare a vedere le luci accese al loro interno, però, servirà ancora qualche mese, il tempo che parta il mega appalto da 27 milioni per rifare i sottoservizi (luce, gas, fogne, acqua). La ricostruzione del centro oggi occupa 4.500 operai e procederà per comparti, si partirà prima nel cosiddetto «asse centrale» per il quale serviranno 800 milioni. Sono proprio i soldi il grande buco nero, però. Il Comune e l’Ufficio speciale sfornano progetti al ritmo di 100 milioni al mese. Con il risultato che a maggio le casse saranno di nuovo vuote.

DIECI MILIARDI
E così è già ripartita la supplica al governo. Renzi il 6 aprile non ci sarà, ma il sottosegretario abruzzese Giovanni Legnini sì. Quest’ultimo ieri ha detto che «serve un finanziamento stabile»: un miliardo l’anno, per dieci anni. Un’impresa. La città, intanto, continua a sopravvivere ritrovandosi nei centri commerciali della periferia ricostruita con 3,7 miliardi. Qui oltre 43 mila persone sono rientrate nelle loro case (il 66% del totale), ma nelle new town di Berlusconi vivono ancora 12 mila persone. E il Comune non riesce a riscuotere affitti e bollette: un buco da 10 milioni.
L’emergenza vera, però, è quella economica: cassa integrazione record (10 milioni di ore nel 2013) e ottomila persone che non lavorano. I negozi chiudono, gli affitti sono alle stelle, i fondi per lo sviluppo (100 milioni) tardano a prendere una direzione. In più l’Europa ritiene che le agevolazioni fiscali concesse alle imprese possano celare un aiuto di Stato e c’è il rischio infrazione. Nonostante tutto L’Aquila guarda al futuro. Alla sua Università da 26 mila iscritti, alla smart-city, all’appena inaugurato Gran Sasso Institute, un’eccellenza della ricerca. Magari aspettando che l’aeroporto decolli davvero e che, finalmente, a piazza Duomo torni il mercato.

IL MESSAGGERO