L’appello del cardinale Bagnasco “Andate a votare,è un vostro diritto”

Angelo Bagnasco

LA FUGA dalle urne fa paura anche alla chiesa genovese. «Non dobbiamo lasciarci schiacciare da cattivi esempi, da opinioni generali o da pregiudizi di parte – dice il cardinale Angelo Bagnasco – non dobbiamo lasciarci scoraggiare e quindi rinunciare al nostro diritto e dovere di partecipare alle elezioni a qualunque livello esse si pongano». Alla vigilia del voto per le elezioni regionali l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei invita a non lasciar prevalere l’astensionismo, che ad oggi è il pericolo più grande di queste consultazioni.

Nelle ultime settimane un sondaggio indicava addirittura la possibilità di una rinuncia al voto per oltre il 60% degli elettori, da un lato i mal di pancia a sinistra e a destra, dall’altro la coincidenza del voto con il ponte del due giugno potrebbero provocare un vero e proprio crollo della partecipazione. Contro questo pericolo è già intervenuta l’altro ieri anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil Liguria, arrivata a Genova per partecipare alla festa nazionale di LiberEtà, ieri ne ha parlato invece Bagnasco, a margine di un seminario sulla scuola. «La disaffezione che porta all’astensione – sono state la e parole del cardinale – non è certamente buona per cui bisogna reagire». E a chi gli ha chiesto se la concomitanza del voto con un ponte fosse voluta, il cardinale ha risposto che «è un processo alle intenzioni che non possiamo fare».

Da sempre per altro la chiesa genovese segue da vicino le vicende dell’economia e della politica cittadina e Bagnasco, come già avevano fatto i suoi predecessori, a partire da Siri in poi, ha mantenuto rapporti continui con le istituzioni locali, non risparmiando richiami ed esortazioni mirati soprattutto a rilanciare lo sviluppo in una città sempre più piegata dalla crisi e dalla disoccupazione, richiami che gli hanno anche attirato qualche critica dalle forze politiche contrarie al cemento e alle grandi opere.
In qualità di presidente della Cei il cardinale ha poi fatto negli ultimi mesi diversi richiami rispetto all’etica della cosa pubblica e su questo tema Bagnasco ha accettato di intervenire anche ieri parlando della lista degli «impresentabili», che ha dominato il dibattito politico. «Chi si presenta per fare un servizio al Paese, recita la nostra costituzione, deve farlo in modo onorabile – ha chiarito Bagnasco – presentabili o impresentabili è una questione seria che deve essere risolta sempre meglio sul piano giuridico, legale, politico, legislativo».

Per altro solo qualche giorno fa a Roma, in sede di Conferenza Episcopale, il cardinale aveva detto che «c’è un gran bisogno di etica istituzionale. Senza etica pubblica non si fanno buone leggi e se si fanno buone leggi non le si osservano». E in quell’occasione aveva fatto suo il forte appello a lottare contro la corruzione rivolto da papa Francesco ai vescovi della Penisola. «La richiesta ai responsabili della cosa pubblica è doverosa – aveva detto Bagnasco a conclusione dell’assemblea Cei – noi abbiamo corrisposto in anticipo all’esortazione che ci ha indirizzato il Papa a non essere timidi o irrilevanti nello sconfiggere o sconfessare la corruzione, pubblica e privata».
Al governo aveva poi rivolto un monito sulla modalità delle riforme, in particolare quella della scuola. «Non dobbiamo farci prendere dalla fretta per arrivare subito a concludere erano stato le sue parole – un tempo più disteso e non con l’acqua alla gola, avere più tempo per sentirsi, è la premessa per risultati migliori».
Di scuola, e in particolare di scuola cattolica, si è parlato ieri per tutta la mattina al Quadrivium, dove si è tenuto il convegno regionale annuale, e al termine dell’incontro, interrogato dai giornalisti, il cardinale Bagnasco, ha affrontato anche un tema delicato, quello dell’educazione sessuale nelle scuole, ribadendo un principio indisponibile per la chiesa, quello della famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna. «Non fare educazione sessuale e surrettiziamente diffusione della teoria del genere nelle scuola durante l’orario curricolare – è stato l’invito del cardinale – ma casomai fare educazione alla sessualità se, e solo se, lo chiedono i genitori come servizio aggiuntivo al di fuori del monte ore scolastico ».

La Repubblica