L’Antitrust Ue presenta il conto a Google

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L’inchiesta dell’Antitrust europeo su Google è durata quattro anni e più. A poco o nulla sono serviti i tentativi di rimedio all’abuso di posizione dominante su ricerche e pubblicità on-line sollecitati già due anni fa. Sicchè, ora che la responsabile della Concorrenza, Margrethe Vestager, ha rotto gli indugi formalizzando una doppia accusa di comportamento anticoncorrenziale, il colosso di Mountain View rischia una multa di oltre 6 miliardi di dollari (il 10% del fatturato globale). Oltreoceano si parla già di un vero e proprio attacco a un gruppo multinazionale americano. Soprattutto perchè per le Autorità americane è tutto regolare in casa Mountain View. Google, da parte sua, «in forte disaccordo», rispedisce tutte le accuse al mittente. E l’impressione è che per approdare ad una soluzione definitiva potrebbe passare anche un’altra manciata di anni.
Non è esclusa anche un’azione legale se Google non deciderà di conciliare. Ma comunque vada a finire è dai tempi dell’azione antitrust promossa da Mario Monti contro Microsoft, costato a Bill Gates multe per 2 miliardi di euro, che non si assisteva ad uno scontro così duro su un colosso dell’hi-tech americano.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono le contestazioni puntuali mosse dalla Vestager. Due i tronconi principali che mettono spalle al muro il gruppo Usa. Da una parte è accusato di aver favorito sistematicamente il proprio prodotto per gli acquisti comparativi nelle sue pagine web generaliste. Dall’altro è sospettato di aver concluso accordi anticoncorrenziali nel settore dei servizi operativi, applicazioni e servizi per i dispositivi mobili intelligenti attraverso il sistema Android.
LO SCHEMA SLEALE
Il metodo è semplice: Google Shopping viene messo in primo piano sullo schermo. E questo significa che Google può «deviare artificialmente» il traffico dai servizi di acquisto comparativo concorrenti impedendo loro di competere. L’abuso di posizione dominante deriva dal fatto che il 90% delle ricerche su internet nella maggior parte dei paesi europei passa da Google (contro il 68% negli Stati Uniti). In sostanza, Bruxelles ritiene che gli utenti non riescano a vedere i risultati più rilevanti delle loro ricerche, come invece dovrebbe essere.
I TEMPI
Non è finita: molto presto da Google Shopping l’indagine potrebbe estendersi anche a Google Maps, Google Flight, Google Hotel. Senza contare che la «lettera di obiezioni» di ieri riguarda soltanto uno dei quattro elementi sui quali la Commissione indaga dal 2010. Gli altri tre riguardano la pratica di favorire nei risultati generali di ricerca altri propri servizi di ricerca specializzati rispetto a quelli dei concorrenti, la copiatura di contenuti web dei concorrenti (pratica nota come «scraping»), ma anche l’esclusività pubblicitaria e le restrizioni indebite imposte agli inserzionisti.

Google ha ora dieci settimane di tempo per rispondere agli addebiti della Commissione e può chiedere un’audizione formale. Intanto la Vestager, dopo i falliti tentativi del predecessore Almunia di risolvere la questione senza scontri, ha provato anche a stroncare le polemiche sul nascere aggrappandosi ad un’ultima ipotesi di negoziato: «Una comunicazione di obiezioni è un invito per una audizione e io invito Google a usare tutte le opportunità, tutto è aperto». Il responsabile alla Concorrenza Ue ha però messo le cose in chiaro: «Se l’indagine dovesse confermare i nostri timori, Google dovrebbe affrontare le conseguenze giuridiche e cambiare il suo modo di operare in Europa».
Il secondo troncone di indagine coinvolge, invece, il sistema operativo mobile Android ed è distinto dalla «lettera di obiezione»: Bruxelles ha messo nel mirino il sistema operativo per dispositivi mobili controllato da Mountain View e il più diffuso al mondo. Diversi sviluppatori accusano da tempo Google di avere realizzato un sistema che obbliga a usare lo store online Google Play per acquistare le applicazioni.

Il Messaggero