La versione di Frigerio ai pm «Ecco i miei incontri con i politici»

20140510_expo3

Si è presentato all’interrogatorio in sedia a rotelle, con gli occhiali superspessi che rendono ancor più palesi i suoi problemi di vista, ha affermato di non aver per questo potuto leggere le 600 fitte pagine dell’arresto, ha lamentato bruschi sbalzi di pressione e patologie cardiache, con l’avvocato Manola Murdolo ha chiesto la scarcerazione per motivi di salute, e per prospettare la propria incompatibilità con il carcere ha depositato un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza del 2001 e una consulenza di periti addirittura risalente all’arresto nel 1992 in Mani pulite: sul merito dell’arresto, invece, Gianstefano Frigerio ha negato qualunque addebito, ha rivendicato di essere uno che «non discute di appalti» ma «fa proselitismo politico», e di fronte alle intercettazioni di segno contrario ha detto di non riconoscersi nelle frasi attribuitegli e ha chiesto di poter riascoltare gli audio.

La rete dei contatti

Eppure l’altro ieri l’ex parlamentare della Dc e poi (con in mezzo sentenze per complessivi 6 anni e 8 mesi in Mani pulite) di Forza Italia, oggi collaboratore dell’ufficio politico a Bruxelles del Ppe-Partito popolare europeo, in questo primo interrogatorio – nonostante la totale negazione delle accuse di essere il promotore di un’associazione a delinquere attorno agli appalti della sanità e dell’Expo 2015 – una cosa si capisce a maggior ragione che ha proprio voluto buttare lì a un certo punto: e cioè di aver davvero parlato con qualche politico di rilievo. Ad esempio – dice – con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, «più volte ma quasi mai da solo»; o con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, «ma una sola volta». E con il ministro (ex del Pdl e ora del Nuovo Centrodestra ) delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, «quattro volte negli ultimi dodici mesi».
Di per sé non sarebbero passaggi granché significativi, tantomeno dal punto di vista giudiziario, dove sinora non si era dato eccessivo peso alle 33 occasioni nelle quali gli arrestati parlavano o straparlavano di Lupi in rapporto ai progetti che accarezzavano. Senonché l’affermazione di Frigerio, che ora sfiderebbe davvero l’azzardo se spacciasse ai magistrati una millanteria simile ad alcune di quelle rifilate ogni tanto ai suoi facondi interlocutori intercettati, nel caso di Lupi porrebbe invece, qualora vera, un problema politico al ministro del governo Renzi. Lupi, infatti, appena due giorni fa, intervistato da Alberto D’Argenio su Repubblica, nel ribadire di non aver mai ricevuto il famoso bigliettino evocato in una intercettazione da Frigerio (magari qui sì come millanteria) per sponsorizzare all’Anas il manager regionale lombardo Rognoni, sulla sua non frequentazione di Frigerio era stato molto secco: «Non lo vedo e non lo sento da quattro anni, è una cosa pazzesca e imbarazzante doversi giustificare per qualcosa che non sta né in cielo né in terra».

«La Lombardia si salva a Roma» 

Mai negli ultimi quattro anni, come afferma dunque il ministro Lupi, oppure quattro volte nell’ultimo anno, come sostiene ora Frigerio? Il ministro Lupi non ha dubbi e conferma al Corriere il suo mai negli ultimi anni. Il che, se vero, indurrebbe allora a chiedersi al contrario quale gioco Frigerio intenda fare: perché è evidente che non è certo stato un caso che l’ex dc ed ex pdl, proprio mentre nulla di sostanza dice nel primo interrogatorio, abbia invece voluto mettere a verbale quell’accenno ai quattro presunti colloqui con il ministro delle Infrastrutture, ieri a Milano con Renzi per rilanciare Expo 2015. La personalità di Frigerio è del resto sfaccettata, se ad esempio si riascolta (alla luce dei recenti arresti) una intercettazione dell’ottobre 2013 in cui esponeva questa teoria politica ad Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde in carcere il 20 marzo scorso in un’altra indagine e di nuovo ai domiciliari una settimana fa: «La Lombardia, senza il Paese, non si salva… e guardando il quadro della classe dirigente che abbiamo a Roma… tu (Rognoni, ndr) sei sprecato qui… Dobbiamo fare uno sforzo per migliorare la classe dirigente romana… usando le energie migliori che abbiamo anche in Lombardia… sennò la nostra visione diventa troppo… e alla fine la paghiamo anche noi», perché «uno degli errori gravi delle forze politiche lombarde è star troppo chiusa a Milano… poi a Roma arrivano i meridionali e scassan tutto…».

Mani pulite? «Non sapevo»

Proprio ieri pomeriggio, mentre la Procura si appresta a ricorrere al Tribunale del Riesame per ottenere l’arresto anche degli altri 12 indagati per i quali il gip Fabio Antezza aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi ma carenti le esigenze cautelari, si è svolto l’ultimo degli interrogatori di garanzia dei 7 arrestati giovedì scorso, quello di Rognoni. Ha confermato di aver partecipato ad alcune riunioni nel centro culturale di Frigerio, limitandosi però ad ascoltare i discorsi sui propositi degli interlocutori circa alcuni appalti: propositi ai quali nega di aver fornito contributi, in particolare rifiutando lo scambio con aiuti per la sua carriera. Curiosa, specie per un alto dirigente delle opere pubbliche nella Regione Lombardia, un’affermazione di Rognoni: non essere stato (sinora) al corrente dei significativi precedenti giudiziari di Frigerio in Mani pulite.

CORRIERE DELLA SERA