La «vecchia» Lazio fa buon brodo

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Per fortuna che non gioca Miro Klose, almeno all’inizio, perché la media sarebbe stata ancora più preoccupante (il tedesco viaggia verso i 37 anni). Ci sarà il ventisettenne Filip Djordjevic a guidare una Lazio piena di «vecchietti» nella trasferta contro il Chievo in programma domani sera: il progetto giovani, semmai ci sia mai stato, è già naufragato di fronte a risultati agrodolci. Arrivano i senatori a soccorrere Pioli in cerca di quell’equilibrio necassario per centrare il traguardo europeo: torna Mauri (35 anni a gennaio), vero e proprio talismano biancoceleste visto che con lui in campo non si perde, e il capitano sarà preferito ai giovani Keita (19 anni) e Felipe Anderson ( 21 anni).

Come a dire, Lazio vecchia fa buon brodo perché nel momento del bisogno, dopo due sconfitte di seguito, è meglio andare sull’usato sicuro e non concedere un’altra possibilità di riscatto ai due talenti ancora un po’ acerbi. Non è tutto, con Radu finalmente schierato in mezzo (ma se gioca il trentunne Cana è pure peggio visto che il rumeno ha «solo» 28 anni), e il Tata Gonzalez di nuovo a macinare chilometri in mediana (ancora panchina per il 22enne Onazi) gli undici che scenderenno in campo avranno di media 29.2 anni. Non è record di anzianità in serie A ma poco ci manca, una squadra senza benzina verde e il solo Stefan De Vrij con la carta d’identità (22 anni) in linea anche con le nuove regole federali che sta perfezionando il presidente Lotito.

La strategia che prevede l’inserimento graduale di giocatori più giovani finora non ha sortito gli effetti sperati e quindi il nuovo progetto biancoceleste è partito già senza quella caratteristica fondamentale di poter durare nel tempo. Siamo solo alla tredicesima gara di campionato ma è certo che servono forze fresche e pure sul mercato, se si deciderà di intervenire, sarebbe meglio indirizzarsi su calciatori dall’età meno alta.

La certezza, per ora, è che Pioli si aggrapperà ai suoi «vecchietti» e si terrà come pedina di scorta proprio Klose, di sicuro il primo cambio se la sfida del Bentegodi non si dovesse mettere bene. L’allenamento di ieri sembra aver risolto gli ultimi dubbi di formazione di una gara che dovrà riportare in quota i biancocelesti dopo due passaggi a vuoto contro Empoli e Juventus. Il secondo era molto probabile ma aumentano i rimpianti per la scellerata gita in Toscana che sembra aver rialimentato tanti dubbi sulla bontà di una squadra che si arrende alle prime avversità e finora non ha mai rimontato in una partita ufficiale. Sotto i colpi di Maccarone sono rivenute a galla le magagne, emersi difetti strutturali di un gruppo che, come confermano i numeri, si affida sempre alle sue «vecchie» certezze piuttosto che inseguire l’esplosione dei propri giovani migliori.

IL TEMPO