La Ue: riforme ok, monito Bce sul deficit

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BRUXELLES Un plauso della Commissione per le riforme, ma seri dubbi sulle coperture, mentre la Banca Centrale Europea chiede all’Italia di fare i «passi necessari» per rispettare pienamente il Patto di Stabilità. E’ questo, in sostanza, il giudizio espresso ieri dalle istituzioni dell’Unione Europea ai piani presentati mercoledì dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «Le azioni proposte sulle riforme istituzioni e strutturali sono benvenute», ha detto il portavoce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, sottolineando l’importanza dell’abolizione delle province, dell’autorità anti-corruzione, del rimborso dei debiti della Pubblica Amministrazione e del taglio al cuneo fiscale. Ma la Commissione ha anche ricordato «la necessità per l’Italia di rispettare i suoi impegni» di finanza pubblica, in particolare per il «suo debito molto alto». Per Rehn, il governo Renzi, deve «concentrarsi sul raggiungimento del bilancio in equilibrio in termini strutturali e sul rispetto della nuova regola del debito».
I CONTI
Una valutazione definitiva del piano Renzi verrà fatta solo a giugno. Dopo l’adozione del Documento di Economia e Finanza e del Programma Nazionale di Riforme – da inviare a Bruxelles in aprile – la Commissione determinerà se le misure «sono adeguate rispetto alle sfide». Il taglio del cuneo, i provvedimenti sul lavoro e la spending review sono in linea con le Raccomandazioni dello scorso anno. Ma il rischio di una deriva dei conti allarma. Oltre al finanziamento dei 10 miliardi di tagli alle tasse, Bruxelles vuole «più dettagli» su come verrà rimborsata la totalità dei debiti della Pa, spiega una fonte europea. «Non possiamo fare l’analisi sulla base di promesse: siamo positivi sulle riforme, ma sulle coperture dobbiamo andare a vedere in profondità», sintetizza la fonte.
Il governo Renzi farebbe meglio a non scommettere su uno sconto. «Il buco dello 0,5% di aggiustamento strutturale individuato a novembre c’è ancora», spiega la fonte. Per essere in linea con il Patto servirebbe una manovra da 7 miliardi. Invece, usando il margine tra il 2,6% di deficit e il 3% massimo autorizzato da Maastricht, Renzi rischierebbe di peggiorare la posizione dell’Italia. «Aumentando il deficit nominale fino al limite, c’è un impatto anche sul deficit strutturale», dice la fonte. «Quel che si prende oggi, si paga domani», spiega un altro responsabile comunitario. L’Italia dovrebbe raggiungere il pareggio di bilancio in termini strutturali entro la fine dell’anno. Più tardi si arriva all’obiettivo, più alte saranno le manovre per rispettare la nuova regola che prevede di ridurre il debito di un ventesimo l’anno per la quota superiore al 60% del Pil.
Lo stesso messaggio è arrivato dalla Bce, che nel bollettino mensile ha sottolineato la mancanza di «progressi tangibili» sullo sforzo strutturale. Fonti del Tesoro hanno sottolineato che la pubblicazione del bollettino è solo una coincidenza temporale, non una risposta al piano Renzi. «Certamente con la Bce ci sarà modo di confrontarci e di spiegare le strategie di medio periodo che l’Italia intende perseguire». Ma Mario Draghi chiede all’Italia di andare nella direzione opposta a quella verso cui Renzi si è incamminato. «Guardando avanti – ha avvertito la Bce – è importante che siano presi i passi necessari per assicurare il rispetto delle disposizioni della parte preventiva del Patto».