La Ue: per l’Italia crescita lenta Padoan ottimista sul calo del debito

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La ripresa in Italia è ancora «lenta», il debito supererà il 135% del Pil, il deficit strutturale peggiora, mentre il taglio del cuneo fiscale non produrrà effetti positivi sulla crescita nel breve periodo. E’ questo, in sintesi, il quadro dell’economia italiana tracciato ieri dalla Commissione Europea nelle sue previsioni di primavera e dalle nuove stime dell’Istat. I dati «confermano molto chiaramente che il paese sta migliorando», ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «C’è crescita, c’è miglioramento della competitività e c’è aumento degli investimenti e dell’occupazione nel periodo di previsione». Ma dalla Commissione arriva un doppio richiamo al governo Renzi. Non c’è «nessun miglioramento nel pareggio strutturale di bilancio», ha spiegato il commissario ad interim agli Affari Economici, Siim Kallas. Inoltre, «il recente taglio nelle tasse sul lavoro probabilmente avrà un effetto neutro sulla crescita nel breve periodo», ha detto Kallas: per avere un «effetto positivo nel lungo termine» è necessario finanziare la riduzione del cuneo con «una razionalizzazione e un miglioramento nell’efficienza della spesa pubblica». «Queste misure richiedono un po’ di tempo» per produrre risultati, ma «la direzione è giusta», ha risposto Padoan.
I NUMERI
Anche secondo l’Istat gli effetti degli 80 euro in busta paga saranno «minimi» sui consumi. Ma, per la prima volta dal 2007, la spesa delle famiglie dovrebbe salire. Le stime di Commissione e Istat sono sostanzialmente in linea e al di sotto di quelle del governo. La crescita dovrebbe attestarsi allo 0,6% nel 2014 contro lo 0,8% del Def. La disoccupazione è destinata a salire al 12,7%. Il deficit nominale dovrebbe scendere al 2,6%, ma il debito pubblico toccherà il picco del 135,2% del Pil quest’anno. Colpa del pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione ma anche dei mancati progressi sul deficit strutturale che potrebbero spingere l’esecutivo comunitario a lanciare un «avvertimento preventivo» in giugno. La Commissione «non tiene conto delle politiche che sono state intraprese», ha precisato Padoan, spiegando di non essere «preoccupato» per il rischio procedura per deficit eccessivo: «altri paesi hanno una posizione di aggiustamento di bilancio molto peggiore della nostra». Secondo Padoan, grazie ad avanzo primario, ritorno della crescita e calo dei rendimenti, «il debito scenderà forse più rapidamente».
La ripresa della zona euro sta prendendo quota, con una crescita del 1,2%. La Commissione ha abbassato le stime di inflazione allo 0,8%. Finite le turbolenze sui mercati, nella zona euro «il principale rischio di una revisione al ribasso delle prospettive di crescita resta legata a una nuova perdita di fiducia che risulterebbe da una stagnazione delle riforme», avverte la Commissione. I rischi per l’Italia sono «un ulteriore apprezzamento dell’euro e tensioni geopolitiche» che potrebbero «danneggiare una ripresa guidata dalle esportazioni». L’Eurogruppo ha discusso degli squilibri economici eccessivi italiani. «E’ stato riconosciuto che il passo e l’intensità delle riforme in Italia ha accelerato molto», ha detto Padoan. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha parlato di riforme «ambiziose». Nel frattempo, i ministri delle Finanze hanno trovato un accordo sulla tassa sulle transazioni finanziarie, che dovrebbe essere confermato oggi all’Ecofin. Al termine dell’Eurogruppo, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha perso le staffe con un giornalista che gli chiedeva dei derivati del Tesoro degli anni novanta.

Il Messaggero