La Ue minaccia sanzioni all’Italia debito alto e crescita bassa

EUROPA UE BRUXELLES

«Una lenta ripresa, con un’inflazione molto bassa». Il titolo delle nuove previsioni economiche pubblicate ieri dalla Commissione sintetizza il timore che la zona euro possa cadere in una lunga fase di stagnazione analoga a quella del Giappone negli anni novanta. «La ripresa economica iniziata nel secondo trimestre del 2013 rimane fragile e il dinamismo economico in numerosi Stati membri è ancora debole», avverte il documento della Commissione: «A causa dei rischi geopolitici crescenti e delle prospettive economiche mondiali meno favorevoli, la fiducia è inferiore che in primavera. Nonostante condizioni finanziarie propizie, la ripresa economica nel 2015 sarà lenta». Ma, nonostante un quadro economico negativo, a pochi giorni dal giudizio definitivo sui bilanci nazionali, non è attesa alcuna svolta anti-austerità. «Non vi è una soluzione semplice ed univoca alle sfide che l’economia europea deve fronteggiare», ha spiegato il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici: «Dobbiamo agire su tre fronti: politiche di bilancio credibili, riforme strutturali ambiziose ed investimenti sia pubblici che privati». Per il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, «l’accelerazione degli investimenti» con il piano da 300 miliardi promesso da Jean-Claude Juncker, sarà «il perno della ripresa economica».
Le nuove stime della Commissione tracciano un quadro negativo per l’Italia. Le previsioni per il Pil sono state riviste al ribasso e sono inferiori a quelle del governo: la contrazione per il 2014 dovrebbe essere dello 0,4%, prima di una crescita dello 0,6% nel 2015. Il miglioramento della domanda esterna dovrebbe essere all’origine di una «tiepida ripresa». Ma per l’Italia «la ripresa è molto fragile», ha avvertito Moscovici. Il deficit è stimato al 3% quest’anno e al 2,7% il prossimo, mentre il debito continuerà a salire per raggiungere il «picco» nel 2015 al 133,8% del Pil. Una circostanza che potrebbe costare all’Italia una procedura d’infrazione e poi eventuali sanzioni. Secondo la Commissione, «l’avanzo primario è ancora insufficiente» per invertire la dinamica del debito, anche se l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia della Legge di Stabilità darà un contributo positivo. «L’indebitamento è perverso per l’economia», ha spiegato Moscovici: «Ogni euro consacrato al servizio del debito è un euro perso per l’economia e i servizi pubblici». L’aggiustamento strutturale – il dato più significativo per il giudizio sulla Legge di Stabilità – è inferiore a quello previsto dal governo: 0,1% nel 2015. La trattativa è anche politica, come ha lasciato intendere il presidente della commissione, Jean-Claude Juncker, polemizzando con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «Non sono a capo di una banda di burocrati», ha detto Juncker, rispondendo alle critiche di Renzi sui «tecnocrati» di Bruxelles: «Se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso».
LO SCENARIO
La situazione della zona euro non è positiva, tanto che la Commissione delinea uno scenario da grande stagnazione. «La ripresa dell’Ue appare particolarmente debole, non solo se paragonata a altre economie avanzate, ma anche rispetto a esempi storici di riprese post-crisi finanziarie. I trend di crescita del Pil, che erano già relativamente bassi prima della crisi, sono scesi ulteriormente a causa dei bassi investimenti e dell’alta disoccupazione strutturale», sottolineano le previsioni. Ci sono alcune eccezioni, come l’Irlanda che corre al 4,6%. Ma le previsioni di crescita per i 28 Paesi dellUnione sono state tagliate all’1,3% per quest’anno e all’1,5 per il prossimo. La Germania rallenta e tutta l’area euro ne subisce le conseguenze. La Commissione prevede aumento del Pil limitato allo 0,8% nel 2014 e al 1,1% nel 2015 per i 18 paesi che condividono la moneta unica. «L’euro non ce la farà se ci sarà solo il motore» tedesco, ha avvertito il vicepresidente della Commissione, Jyrki Jatainen che ha spronato la Germania a investire di più «per il suo stesso bene».
Sui conti pubblici, la situazione più preoccupante è quella della Francia, il cui deficit nominale è destinato a aumentare dal 4,4% quest’anno al 4,7% il prossimo, ben oltre i limiti imposti dal Patto di Stabilità. La prospettiva di sanzioni finanziarie per Parigi si fa sempre più concreta.

Il Messaggero