La Ue gela Atene: le misure del piano non bastano, così niente aiuti

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Il braccio di ferro tra la Grecia e i suoi creditori internazionali continua, dopo che il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha definito incompleta la lista di sette riforme presentate dal governo di Alexis Tsipras per sbloccare una parte dei 7,2 miliardi di aiuti che restano nel programma di assistenza finanziaria. La lista di misure contenute in una lettera inviata la scorsa settimana dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, è «lungi dall’essere completa», ha avvertito ieri Dijsselbloem. Una svolta all’Eurogruppo di stasera appare impossibile, malgrado l’offensiva diplomatica lanciata dal premier greco, Alexis Tsipras, per uscire dall’isolamento in vista delle prossime scadenze finanziarie. Con le casse vuote dopo un crollo delle entrate fiscali, tra marzo e aprile il suo governo deve rimborsare 1,6 miliardi di debito al Fondo Monetario Internazionale. Dopo aver accusato la Banca Centrale Europea di tenere «il cappio al collo» della Grecia, Tsipras ieri ha chiamato il suo presidente, Mario Draghi, per assicurargli il rispetto dell’indipendenza dell’istituzione di Francoforte. Ma, secondo quanto riferito da fonti di Atene, Tsipras avrebbe anche chiesto al presidente della Bce di essere trattato come il precedente governo presieduto dal conservatore Antonis Samaras.
DOPPIO STALLO
Il governo di Atene deve affrontare un doppio stallo con Eurogruppo e Bce. Nonostante una telefonata al presidente francese François Hollande, Tsipras si trova senza alleati. Prima di sbloccare gli aiuti, i creditori europei vogliono una lista più ampia di misure, che dovranno ottenere il via libera dei creditori ed essere approvate dal Parlamento di Atene. Le sette riforme delineate da Varoufakis sono «utili» per avviare le discussioni con Commissione, Bce e Fmi, ha scritto Dijsselbloem nella sua lettera di risposta al governo greco. Il lavoro tecnico si svolgerà ad Atene, mentre le discussioni con le tre istituzioni avverranno a Bruxelles. Ma l’Eurogruppo chiede misure che coprano «tutte le aree» del programma di salvataggio, ha scritto Dijsselbloem. Varoufakis, invece, si concentra solo sulla lotta all’evasione fiscale, gli arretrati su tasse e contributi sociali, i sussidi contro la «crisi umanitaria», i proventi dal gioco d’azzardo online e alcune riforme della pubblica amministrazione.
L’emergenza finanziaria di marzo e aprile potrebbe essere superata grazie ad un aumento dei titoli a breve scadenza che la Grecia emette sui mercati. Ma la Bce è fermamente contraria ad alzare il tetto di titoli che le banche greche possono comprare dal loro governo. «La Bce è la banca centrale della Grecia», ha spiegato al giornale cipriota Politis il membro francese del Board, Benoît Couré, ricordando che i finanziamenti alle banche greche sono raddoppiati dall’inizio dell’anno. «Ma la Bce è anche la banca centrale di 18 altri Paesi e dobbiamo rispettare i trattati, che ci impongono di prestare a banche solvibili, in cambio di garanzie adeguate, e di evitare di finanziare governi», ha avvertito Couré.
IL REFERENDUM
Messo in un angolo, di fronte alla prospettiva di un default, il governo Tsipras moltiplica le minacce. Varoufakis ha smentito di aver parlato di un referendum sull’euro in un’intervista al Corriere della Sera. Ma l’idea di un voto popolare è stata evocata anche dal primo ministro. «Se dovessimo fare un referendum domani con la domanda “Volete la vostra dignità o continuare queste politiche indegne”, allora tutti sceglierebbero la dignità indipendentemente dalle difficoltà che accompagnerebbero questa decisione», ha dichiarato Tsipras al settimanale tedesco Der Spiegel. Secondo Varoufakis, il referendum potrebbe essere sulle misure chieste dai creditori. Tsipras potrebbe anche indire elezioni anticipate. Nel frattempo, il ministro della Difesa, Panos Kammenos ha detto che se «l’Europa colpirà la Grecia», Atene sospenderà il trattato Dublino 2 per far passare migranti e jihadisti dello Stato Islamico fino «a Berlino».

Il Messaggero