La tela criminale, dai rifiuti ai rifugiati «Nel mondo di mezzo tutto è possibile»

Altare_della_Patria,_Roma

«È la teoria del mondo di mezzo, compà. Ci stanno…come si dice…i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo». La rivisitazione del mondo vista da Massimo Carminati passa per Tolkien e il Signore degli anelli: «Ci sta un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici come cazzo è possibile, come se io domani posso stare a cena con Berlusconi».
Politica, alta finanza, istituzioni, tutti a inseguire lo stesso obiettivo: la conquista del “tesoro”. È in questa intercettazione telefonica tra l’ex terrorista dei Nar e il suo braccio destro e sodale Salvatore Brugia, la filosofia di quella che i magistrati chiamano la Mafia Capitale. Una sorta di Banda della Magliana dei tempi moderni, dove non sono i banditi a cercare accordi con la politica, ma è la politica ad alimentarsi e a convivere con la criminalità, senza farsi infiltrare dalle mafie “storiche” che arrivano dal Sud. Sarebbe sbagliato definirla nuova mafia, assimilandola a quelle tradizionali. Per dirla con il gip Flavia Costantini è «un’organizzazione criminale tanto pericolosa quanto poliedrica che – secondo le parole di uno dei suoi esponenti più autorevoli e pericolosi, quello stesso Carminati che ha continuato a comandare sulla città – «opera soprattutto in “un mondo di mezzo”, un luogo dove per effetto della potenza e dell’autorevolezza di Mafia Capitale, si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, composto da batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi».
LE NOMINE PILOTATE
È grazie a questo rapporto di forze che l’organizzazione si aggiudica appalti, decide le nomine politiche, orienta le elezioni. E il tutto avviene in maniera rigorosamente bipartisan, tra «appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti».
I capitoli fondamentali della collusione tra l’organizzazione criminale e le istituzioni riguardano le commesse nella gestione dei business di rifugiati e nomadi, rifiuti e verde pubblico. In testa, le cooperative riconducibili a Buzzi per la gestione del campo nomadi di Castel Romano. Un affare da 17 milioni di euro spalmati in tre anni, che vengono recuperati con assestamenti di bilancio e dopo lunghe trattative. Perché dicono gli indagati al telefono, «con i rom si fanno più soldi che con la droga». Ma anche l’emergenza immigrazione, per il gruppo criminale, diventa business.
I RIFUGIATI
A maggio 2013 l’uomo di Carminati, Salvatore Buzzi, organizza le strutture per accogliere i rifugiati. E la “Eriches 29” ottiene la commessa per il Cara di Castelnuovo di Porto. Anche se gli appalti principali sono quelli assegnati dall’Ama di Franco Panzironi: secondo gli inquirenti, sulla gara da 5milioni di euro che riguarda il Multimateriale viene pagata una tangente da 120 mila euro. C’è poi il mega appalto da 21milioni 450 mila euro, quattro dei cinque lotti se li aggiudica Cns, Consorzio nazionale servizi cooperativa Bologna, che li gira alle coop di Buzzi. «Il valore del contratto è di circa 10 milioni di euro all’anno – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – poi il Cns l’ha suddiviso in tre cooperative. La quota spettante alla 29 giugno sevizi è di circa 4 milioni, altrettanti per la 29 giugno onlus. Appare assai significativa la circostanza che il giorno successivo all’aggiudicazione della raccolta differenziata, le società riconducibili a Buzzi eroghino, a favore della fondazione riconducibile a Panzironi e Alemanno (Nuova Italia, ndr) la somma pari a 30 mila euro. Alle coop vanno anche le commesse per le piste ciclabili, il verde pubblico e i lavori per l’emergenza neve.

Il Messaggero