La Tasi resta un rebus solo un Comune su tre ha deciso le aliquote

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La partita si chiude oggi e per un proprietario su tre la Tasi resta ancora un rebus. Solo 5.300 Comuni, su un totale di 8.057, hanno stabilito le aliquote. Il che vuol dire che al momento, secondo le stime della consulta dei Caf, in quasi 3 mila comuni i cittadini non sanno ancora quanto dovranno pagare. E neppure quando visto che, in teoria, si dovrebbe andare in cassa il 16 ottobre per l’acconto. Oppure per il saldo nel caso in cui (ma si parla di soli 2 mila comuni) sia stata già regolata la prima soluzione a giugno. Tuttavia il termine per il versamento (in una sola rata) slitterà al 16 dicembre nei comuni in cui i sindaci, in queste ore, non avranno finalmente preso una decisione definitiva non solo sul livello del prelievo ma anche su eventuali sgravi e detrazioni. Il che potrebbe però alleviare il disagio di molti contribuenti perché, nel silenzio dei sindaci, l’aliquota fissata per legge si fermerà all’1 per mille (e dunque non al massimo del 2,5) della rendita catastale aumentata del 5% e moltiplicata per 160. Che sia nata male è un fatto, ma la Tasi, come si vede, sta crescendo anche peggio in una girandola di scadenze sconosciute a milioni di italiani e di aliquote da rompicapo. Dal momento che la giostra non si è ancora fermata è difficile capire se nel passaggio dall’Imu dovuta fino al 2012 sulla prima casa alla Tasi ci si rimetterà o meno. E’ un fatto però che, con il venir meno della detrazione fissa di 200 euro accompagnata dai 50 euro di sgravio per ciascun figlio a carico che caratterizzava l’Imu, la Tasi potrebbe risolversi in un aggravio per le famiglie numerose e per i proprietari di tagli abitativi medio-bassi. E questo perché è vero che il governo ha lasciato mano libera ai sindaci di aumentare l’aliquota Tasi di un altro 0,8 per mille sulle abitazioni di maggior pregio (e in particolare sulle seconde case) per finanziare eventuali sgravi in favore delle famiglie a basso reddito.
POCHI SGRAVI
Ma, dati del ministero del Tesoro alla mano, solo il 43% dei comuni al momento ha garantito bonus fiscali capaci di ridurre il carico fiscale. Tuttavia ben 15 comuni su 100 hanno cancellato del tutto la Tasi tra le imposte a carico dei propri cittadini. Dove si pagherà, ad ogni modo, in due comuni capoluogo su tre l’imposta sui servizi sarà più leggera rispetto all’Imu. È quanto afferma la Cgia, che ha comparato l’importo che i proprietari di prima casa pagheranno quest’anno rispetto a quanto hanno versato nel 2012. Infatti, nei 76 comuni dove è stato possibile effettuare il confronto il nuovo tributo sarà, in almeno 49 casi, meno oneroso della vecchia Imu versata dai proprietari delle abitazioni principali nel 2012. Soprattutto nelle grandi città, i risparmi saranno di tutto rispetto: a Torino ammonteranno mediamente a 332 euro, a Roma a 319 euro, a Milano e a Genova a 174 euro e a Napoli a 165 euro. La situazione, peggiora in presenza di figli o per rendite catastali più basse. Nei casi presi in esame, ripetendo i calcoli, sono oltre il 50% dei comuni capoluoghi di provincia (40 su 76) quelli in cui la Tasi è più pesante dell’Imu. I proprietari che subiranno i rincari maggiori sono quelli di Verbania (+ 200 euro) e Mantova (+120). Quelli che godranno del maggior risparmio sono i proprietari di prima casa residenti a Siena: +374 euro. Seguono i torinesi (- 332 euro) e i romani (- 319 euro),

Il Messaggero