La svolta di Draghi costo del denaro al minimo storico, scossa sul credito

MARIO DRAGHI

ROMA La scossa targata Bce al credito e all’economia sarà forte e arriverà da più fronti. Da un ulteriore calo del costo del denaro (i tassi di riferimento passano dallo 0,25% allo 0,15%), dall’intervento sui tassi di deposito delle banche a Francoforte per la prima volta negativi e dai nuovi rifinanziamenti agli stessi istituti (Tltro) con una prima tranche da 400 miliardi. Ma anche dall’iniezione di liquidità (per oltre 160 miliardi) che arriverà dallo stop alla sterilizzazione dei titoli acquistati da Francoforte e dall’avvio del processo di buyback dei cosiddetti Abs, titoli in cui sono impacchettati prestiti a imprese e famiglie. La scelta precisa di Mario Draghi è quella di sbloccare la crescita e far risalire l’inflazione al 2% usando il bazooka, visti i segnali ancora «deboli» della ripresa. Ma se questo non dovesse bastare, le munizioni Bce «non sono finite». Anzi. Francoforte è pronta a passare in fretta «alle misure straordinarie, se necessario, compreso l’acquisto dei titoli di Stato», ovvero il Quantitative easing europeo modello Fed. Purchè però i governi non mollino sul fronte delle riforme, avverte Draghi, e si dimentichino di risanare i conti solo con le tasse. 
Il pacchetto di misure varate all’unanimità dalla Bce è proprio quello che si aspettavano i mercati: la giusta decisione di una manovra che ha ancora munizioni importanti da sparare. E così lo scatto delle Borse e il calo dello spread Btp/Bund ancora prima dell’annuncio ufficiale si è consolidato dopo le parole del presidente Bce, per poi chiudere con una limatura delle posizioni sul finale. Piazza Affari ha guadagnato comunque la maglia rosa in Europa (+1,52%), mentre il differenziale di rendimento Roma-Berlino si è fermato a 152,7 punti (da 158,7).

VERSO L’ACQUISTO TITOLI
Del resto, la mossa Bce nasce da una ripresa che «resta moderata» con rischi sulla crescita ancora «al ribasso». Lo dicono i dati sull’inflazione (seppure «non si intravedono segnali di deflazione») tornata allo 0,5% a maggio. Senza contare che le stime di crescita per l’Eurozona della stessa Bce sono scese all’1% (dall’1,2%) per il 2014, all’1,7% (dall’1,5%) per il 2015. Dunque, era necessario scoraggiare le banche nei depositi a Francoforte per favorire l’afflusso di prestiti alle imprese e per calmierare l’euro. Poi c’è il capitolo della proroga delle aste di rifinanziamento illimitate alle banche a dicembre 2016 e quello delle nuove aste a lungo termine (Tltro) fino a settembre 2018 (a tasso fisso allo 0,25%). Con un primo stock da 400 miliardi, condizionato (pena il rimborso) alla concessione prestiti alle imprese private. C’è poi la sospensione della sterilizzazione degli acquisti di titoli sovrani del programma Smp, che corrisponde ad un’iniezione di liquidità di ulteriori 160-170 miliardi circa. Ma non basta. A completare l’opera c’è anche il primo passo verso il Quantitative easing modello Fed (cioè l’acquisto diretto di titoli sul mercato) che potrebbe scattare una volta archiviati gli stress test della stessa Bce: per la prima volta Draghi ha parlato di «accelerazione» del lavoro per l’acquisto di Abs, le cartolarizzazioni dei prestiti ai privati. L’obiettivo del numero uno dell’Eurotower è «eliminare pregiudizi sugli Abs, purchè questi prodotti siano semplici, reali e trasparenti». Per il resto, il costo del denaro resterà «ai livelli attuali per lungo tempo», per Draghi che non esclude nuovi ribassi tecnici. Una strategia promossa a pieni voti da Parigi e dall’Fmi. Ma non dalla Germania. E così mentre la cancelliera Angela Merkel si astiene da commenti, le casse di risparmio e gli assicuratori tedeschi gridano allo scippo ai risparmiatori.

IL MESSAGGERO