La svolta della Bce: 60 miliardi al mese per risollevare l’economia europea

MARIO DRAGHI

BRUXELLES Oltre 1.140 miliardi per scongiurare il rischio della deflazione e risollevare la crescita nella zona euro: dopo mesi di esitazioni, Mario Draghi ieri ha tirato fuori il bazooka del Quantitative easing, annunciando che da marzo la Banca centrale europea acquisterà ogni mese 60 miliardi di titoli pubblici e privati, almeno fino alla fine del settembre 2016. Il programma potrebbe andare oltre, ha spiegato Draghi: gli acquisti di titoli proseguiranno fino a quando le aspettative sull’evoluzione dei prezzi non indicheranno che l’inflazione ripartirà verso l’obiettivo della Bce vicino al 2%. «Le misure prese saranno efficaci», ha detto il presidente della Bce. «Aumenteranno le aspettative di inflazione di medio periodo». Ma Draghi ha anche ricordato che il Quantitative easing da solo non basterà a riportare una crescita sostenuta nella zona euro. «Ciò che la politica monetaria può fare è creare le basi per la crescita. Affinché la crescita riprenda, sono necessari investimenti. Per gli investimenti, è necessaria fiducia. E per la fiducia, servono riforme strutturali», ha spiegato Draghi. Per il presidente della Bce, il Quantitative easing non deve essere una scusa per mollare la presa su riforme e risanamento dei conti. «Sarebbe un grosso errore se i governi pensassero che questo programma sia un incentivo all’espansione fiscale», ha avvertito Draghi.
BOND A 30 ANNI
Il programma, battezzato Expanded Asset Purchase Programme, ingloberà gli acquisti di obbligazioni garantite e titoli Abs, che erano stati avviati nel 2013. La grande novità è che, per la prima volta, la Bce ha deciso di seguire la strada della Federal Reserve, comprando titoli pubblici a lunga scadenza (la maturità va dai 2 ai 30 anni). L’obiettivo è far scendere i rendimenti sui debiti sovrani per dirottare la liquidità e i risparmi verso credito e investimenti. La probabile svalutazione dell’euro sul dollaro dovrebbe favorire le esportazioni. La Bce coordinerà gli acquisti, che saranno effettuati dalle banche centrali nazionali sui mercati secondari, in ragione delle quote di capitale (il 18% per la Bundesbank, il 14,2% per la Banque de France, il 12,3% per Bankitalia). Saranno acquistati solo titoli che abbiano ottenuto la valutazione ”investment” da una delle quattro principali agenzie di rating. Una clausola prevede di poter comprare anche obbligazioni della Grecia, a condizione che il programma concordato con la Troika sia rispettato da Atene.
La decisione tuttavia non è stata unanime, nonostante alcune concessioni per ammorbidire le posizioni degli scettici. Il Quantitative easing della Bce avrà diversi paletti, a cominciare dalla condivisione del rischio di possibili insolvenze. Le banche centrali nazionali sono chiamate ad acquistare i titoli dei rispettivi paesi, limitando così le possibilità che la Bce si addossi le eventuali perdite dovute a un default. Solo il 20% dei titoli comprati sarà detenuto da Francoforte con una condivisione del rischio. Il restante 80% ricadrà sulle spalle delle banche centrali nazionali. Il Consiglio dei governatori ha fissato anche limiti all’ammontare complessivo di bond che potranno essere acquisti per ciascun paese: il 33% del debito complessivo e il 25% di ogni singola emissione. Per la Bce, il pericolo della deflazione è reale: «Gli indicatori dell’inflazione effettiva e attesa per l’area dell’euro si sono per lo più spostati verso i minimi storici». Il Consiglio dei governatori ha anche deciso di tagliare di 10 punti base il tasso applicato alle banche per la liquidità straordinaria del programma Tltro.

IL MESSAGGERO