La spesa Stretta su agevolazioni e pensioni di invalidità sospette

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Trattamenti di invalidità sospetti, partecipate degli enti locali, centrali di acquisto della pubblica amministrazione, strutture periferiche dello Stato. Ma anche agevolazioni fiscali e incentivi alle imprese. La spending review del governo Renzi, per come viene delineata nel Documento di economia e finanza, riprende in mano parecchi dossier già esplorati dai precedenti esecutivi. Con un obiettivo decisamente meno rotondo dei 32 miliardi a suo tempo pianificati da Carlo Cottarelli, ma comunque impegnativo: 10 miliardi per il 2016, di cui circa 7 dovrebbero arrivare dalla revisione della spesa vera e propria e altri 3 dalla potatura delle agevolazioni fiscali (che in senso lato fanno parte della spesa ed infatti vengono chiamate nel gergo tributario internazionale tax expenditures) e degli incentivi alle imprese.
Il tema delle pensioni di invalidità (che comprende accanto alle pensioni propriamente dette le più sostanziose indennità di accompagnamento) è forse quello politicamente più spinoso. Non a caso era stato oggetto di attenzione da parte dell’allora commissario alla revisione della spesa Cottarelli, che nel suo rapporto aveva parlato di «distribuzione territoriale squilibrata che suggerisce abusi». Il riferimento era alle Regioni in cui le prestazioni risultano più diffuse – in rapporto alla popolazione – ovvero Calabria, Campania, Sardegna, Sicilia, Puglia e Umbria, con una netta prevalenza del Mezzogiorno. Anche nel Def si parla di «eliminare differenze inter regionali e intra regionali non giustificate»: la razionalizzazione andrebbe quindi oltre il livello regionale per verificare anche le Province più “sospette”. Si punta anche ad un maggiore coordinamento tra gli enti che erogano assistenza, Inps, Comuni e Asl.
I PRECEDENTISu agevolazioni fiscali e incentivi alle imprese non si parte certo da zero. Sul primo tema una corposa relazione è stata prodotta ormai oltre tre anni fa (su impulso dell’allora ministro Tremonti) da un gruppo di lavoro coordinato da Vieri Ceriani, attuale consigliere di Pier Carlo Padoan; sul secondo è in circolazione più o meno dallo stesso periodo il famoso rapporto Giavazzi. Passare dalla teoria alla pratica però non è così scontato. In precedenza sono state tentate due vie: limature lineari, percentuali, su grandi categorie di sgravi, che però il governo in genere è stato costretto a rimangiarsi. Oppure interventi “al volo” su questa o quella agevolazione, per tappare un buco momentaneo, che hanno comunque scatenato proteste. Nei prossimi mesi la direttrice di marcia sarà individuare soprattutto i “doppioni”, ovvero sconti e sostegni che si sono stratificati nel tempo con finalità più o meno simili.
Il Def naturalmente indica le linee guida del governo non solo sulla revisione della spesa. Ad esempio c’è una disamina dei provvedimenti già adottati in tema di mercato del lavoro, che in parte devono essere ancora attuati con successivi interventi. Le valutazioni sugli effetti sono comunque prudenti, tant’è vero che il tasso di disoccupazione dal 12,7 per cento del 2014 dovrebbe scendere al 12,3 quest’anno e poi calare ancora gradualmente restando però al di sopra del 10 per cento (10,5) fino al 2019. Molta cautela anche sulle privatizzazioni: il precedente programma, che prevedeva dal 2015 al 2018 dismissioni per lo 0,7 per cento del Pil l’anno (circa 11 miliardi) viene così ridimensionato: 0,4 per cento quest’anno, 0,5 in ciascuno dei due successivi, 0,3 nel 2018, per un totale pari all’1,7 per cento del Pil: in tutto quasi 20 miliardi in meno.

Il Messaggero