La sfida di Renzi «Priorità chiare non accetto lezioni cambiamo l’Italia»

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ROMA Lo stile resta quello del passo di carica, anche se, talvolta, evoca l’andatura del maratoneta, visti i ”mille giorni“ che si è imposto come termine temporale per cambiare l’Italia. E ieri Matteo Renzi – nel messaggio inviato alla Festa dell’Unità a Bologna – ha messo sul banco dei frenatori dell’ambizioso programma di governo quanti «ogni tanto ci vengono a fare la lezione sulle priorità, che noi abbiamo ben chiare. E che – sottolinea il premier, che sembra poter fare a meno volentieri di queste lezioni – riguardano, complessivamente, l’assetto dell’Italia, la sua capacità come comunità di fare fronte agli impegni presi e alle sfide di una competizione globale e il futuro di un grande Paese europeo, tanto più nel pieno del nostro semestre di presidenza dell’Unione».
Nella sua lettera Renzi riprende la polemica con i «soliti noti» già accusati di lucrare i vantaggi di un «capitalismo di relazione nei salotti buoni», imputando loro di travisare «il senso dei mille giorni, che hanno voluto leggere come un rallentamento della nostra azione di cambiamento e, invece, ne costituisce l’orizzonte, la profondità, l’intensità di un mandato di legislatura. Un compito che ci impegna come governo e come partito». E nei cui confronti – scrive il presidente del Consiglio – «i giorni della Festa dell’Unità saranno l’occasione per preparare una stagione di governo che sarà difficile e appassionante, perché stiamo cambiando l’Italia». E questo, afferma Renzi, «coinvolgendo e non escludendo. Correndo, ma senza lasciare nessuno indietro. Aprendo, senza mai perdere il senso di chi siamo e da dove veniamo».
PRIMATO DELLA POLITICA 
Temi, quelli evocati dal premier, che riguarderanno, in particolare l’agenda del Consiglio dei ministri di dopodomani. E per i quali Renzi avverte una responsabilità e un’aspettativa dei cittadini «da far tremare i polsi». Un terreno, questo, in cui la politica esercita naturalmente il suo primato e sul quale il premier-segretario sembra assai poco incline a piegarsi a lezioni o a patrocini che arrivino da esperti o euroburocrati, il più delle volte ”solitamente noti“.
A seguire l’attenzione di Renzi per il partito di cui è leader: «Oggi il Pd – segnala il segretario – è guardato in Europa, e non solo, come un riferimento, come un modello dai nostri partner socialisti, come in passato facevamo noi con il New Labour britannico. Anche questa è una responsabilità che sentiamo come democratici e che non mettiamo là in una teca, come un trofeo, ma come un investimento sul nostro futuro».
In vista del Consiglio dei ministri di venerdì cresce la pressione da parte dell’Ncd per una decisione sull’art.18, che è difeso da una parte del Pd ma che gli alleati di governo vorrebbero invece vedere accantonato, per «dare un segnale ai mercati». Richieste simili sulla legislazione del lavoro e per un intervento in tema di giustizia vengono anche da Forza Italia, dove non manca chi, di fronte alla «lentezza delle riforme promesse», dice a Renzi che «se non pedala perderà il treno, e con lui lo perderà l’Italia». 

IL MESSAGGERO