La Roma vince e non molla

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La Roma fa il suo dovere a Reggio Emilia nella volata Champions e, in attesa di conoscere il risultato del Napoli quarto che stasera gioca a Empoli, vince in scioltezza contro il Sassuolo, 3 a 0, e resta in scia della Lazio, sempre avanti di 1 punto. L’8° successo esterno del torneo è facile e meritato. E addirittura rotondo, come i giallorossi non erano più abituati a fare ormai da tempo: il punteggio così largo non si era più visto dal 9 novembre, gara casalinga contro il Torino. Segna anche Doumbia, schierato titolare in extremis. Partì dall’inizio pure il 22 marzo a Cesena, ultimo successo fuori casa prima di questo. A volte anche il contrattempo che non ti aspetti può cambiare la storia del match: Keita, per l’improvvisa lombosciatalgia, si è arreso a pochi minuti dal fischio di inizio e Doumbia, nella circostanza, ha invece sfruttato proprio il riscaldamento che gli è costato più di uno sfottò sabato scorso a Milano.

IMPREVISTO SFRUTTATO –  Il centravanti, escluso dalla formazione di partenza, si è ritrovato in campo e al primo pallone toccato ha interrotto il suo digiuno. Gol di testa per il vantaggio giallorosso, su cross pennellato di Pjanic che trova il compagno in mezzo all’area e deviazione maldestra di Consigli che non ci mette la forza giusta per salvare. Garcia, dunque, ritrova la vittoria con la mossa non studiata in settimana, ma improvvisata e al tempo stesso azzeccata. Perché il gol dell’ivoriano dal passo felpato indirizza la sfida che sarà a senso unico. Il Sassuolo, con il 3-5-2, è fragile e incompleto. Di Francesco, non contento delle tante assenze, rinuncia pure a Zaza, lasciato in panchina. Come Totti. Al posto del capitano avrebbe dovuto giocare proprio Keita, per il 4-3-1-2 che portò momentaneamente al pari contro l’Inter. Le due uniche novità dietro: Astori in mezzo, con l’esclusione di Yanga Mbiwa, e Torosidis a sinistra, preferito a Cole per sostituire l’infortunato Holebas.

FIOCCO AZZURRO –  La Roma, insomma, si ritrova con Pjanic a centrocampo nel 4-3-3 e non trequartista come avrebbe preferito Garcia. Ma prima della mezzora la partita è già chiusa. I giallorossi finalmente riescono a fare più di 1 gol: l’ultima volta in campionato, l’8 febbraio a Cagliari (2-1); in Europa League, il 26 febbraio a Eindhoven (2-1). E se Doumbia ha il merito di sbloccare il risultato con la sua prima rete con la nuova maglia, Florenzi da terzino segna il suo quarto gol in questo torneo con l’azione dell’ala o comunque del laterale moderno. Sandreani, osservatore del ct Conte, non ha fatto il viaggio a vuoto. Tra gli azzurri in campo è sicuramente il più bravo e anche l’unico in forma. E, a metà del secondo tempo, avanzerà nel tridente, confermando di essere disponibile anche a cambiare ruolo in corsa. Zaza, dentro dopo quasi un’ora per Floccari, proverà a spaventare De Sanctis, mentre Sansone, in attesa della chiamata in Nazionale, è confinato a destra e spesso deve fare il terzino, perdendo (ovviamente) il duello aereo con Doumbia nell’azione dell’1 a 0.

QUALITA’ E DINAMISMO –  Pjanic, anche partendo da dietro, conferma di essere in crescita. Partecipa alle azioni dei primi due gol e, su assist di Gervinho comunque deludente, segna la rete del 3 a 0 nella ripresa. La Roma, prima del tris, è passata al 4-1-4-1. Fuori Doumbia, dentro Yanga Mbiwa da terzino. Gervinho va a fare il centravanti e Florenzi avanza a destra. Quando uscirà quest’ultimo per Keita, non cambia l’assetto. Nainggolan, continuo e assatanato finisce sulla fascia sinistra, con Ibarbo di nuovo a destra. Il terzo sistema di gioco della serata per il finale: è il 4-4-2, con Iturbe che, in campo per Pjanic, va ad affiancarsi in attacco a Gervinho. Il successo ritrovato non basta per la pace con i tifosi. Che continuano a contestare con il presidente Pallotta e a tifare solo la maglia. Di nuovo solo i 3 punti, preziosi dopo la serie negativa di 3 gare in cui ne sono stati presi solo 2.

IL MESSAGGERO