La Roma non finisce mai

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Prandelli gode. La Roma di più. Gol azzurri nella serata dell’Olimpico: da quello bello ma in millimetrico fuorigioco di Destro, a quello fantastico di Immobile, per finire con lo sberleffo del brutto anatroccolo Florenzi, che in pieno recupero consegna alla Roma una vittoria ormai insperata, e al Torino, che a un certo punto assapora il gusto del colpaccio, la sensazione di subire una beffa. In realtà, se si va a guardare alla cifra di gioco espressa dalle due squadre, la vittoria della Roma dentro a un match di buona qualità ci sta tutta. Fa la partita, supplisce come può all’assenza pesantissima dello squalificato Benatia (il brasiliano Toloi, all’esordio, lo farà assai rimpiangere, gol di Immobile incluso) che si aggiunge a quella di Strootman, digerisce la non proprio memorabile partita numero 700 di Totti, senza tuttavia mai venire meno al suo ruolo di seconda forza del campionato. I vecchi draghi come Maicon e De Rossi, al ritorno dalla lunga squalifica, e il Castan che si sdoppia la prendono per mano. L’uomo assist Gervinho e poi gli altri che via via si fanno largo in avanti, fino al 4-2-3-1 conclusivo di Garcia che manda in porta il subentrato Florenzi, centrocampista tuttofare dal gol facile (sono sei), tutti contribuiscono a un successo importante. Per il livello dell’avversario e perché così il Napoli continua a restare lontano.

Bunker Toro Non date retta a chi vi racconta che il Toro fa la difesa a tre. Ventura, italianista antico, sa che quando l’avversario è di rango va affrontato con tutti i mezzi difensivi possibili. Ben messo in campo, il Toro schiera i cinque in linea, con Maksimovic e Darmian che restano saldamente sulla linea di Bovo, Glik e Moretti. L’idea non è solo quella di attirare la Roma il più lontano possibile dalla propria area per accendere Cerci e Immobile. C’è soprattutto il desiderio di togliere aria e metri quadri a quel diavolo di Gervinho. Solo che a quel demonio, che s’incolla la palla al piede, dà sempre l’impressione di perderla da un momento all’altro e poi questa cosa non succede, basta una giocata sola per distruggere una prima volta il progetto granata. È quello che avviene al minuto 41’ di un primo tempo in cui la Roma fatica a trovare spazi e con quelli il bandolo della matassa. Il che non impedisce ai giallorossi di costruire due limpidissime palle-gol (Totti calcia molle, Destro e poi Pjanic si imbattono in super Padelli) prima di quella giusta. La serpentina di Gervinho ubriaca tutti, guardalinee Tasso compreso, che non si avvede della millimetrica posizione di fuorigioco di Destro sull’assist sporco dell’ivoriano. Destro è poi bravissimo di suo nel bruciare Padelli in uscita, gol numero 9 in 15 presenze, cinque delle quali proveniendo dalla panchina (in tre casi giocando spiccioli di partita). Rete bella ma irregolare. Per Ventura, già penalizzato con Juventus e Napoli, non deve essere una novità.

Eurogol Quello con cui Immobile apre la ripresa è un gol fantastico. Tiro al volo di sinistro su chilometrica verticalizzazione dell’ottimo Vives, cose che si vedono poche volte in uno stadio. Squadre allungate, sull’1-1 la partita da sufficiente che era diventa bellissima. Garcia non ci sta e, al contrario di Ventura, usa tutto il materiale disponibile in panchina. Ljajic e Bastos per Totti e Romagnoli a metà del tempo, Florenzi per il troppo impreciso Nainggolan a dieci minuti dalla fine. Il Torino, che sfiora due volte il gol in contropiede non sfruttandone uno 4 contro 2, viene assediato dalla Roma in un finale tutto giallorosso. Maicon, il più bravo di tutti, sradica palla, e poi Gervinho trova il corridoio per Florenzi. È un diagonale dedicato a Prandelli, che ancora non lo «vede». Gol numero sei della stagione. Vale la Champions senza preliminari. Per la Nazionale si vedrà.

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