La promessa di Thohir “Così torneremo forti nei conti… e in campo”

Erick Thohir

Giorno fondamentale per l’Inter e da non sottovalutare, all’uscita del palazzo Uefa di Nyon, il presidente Erick Thohir ha condensato la sua arringa davanti alla commissione di vigilanza sui club: «È stato importante poter condividere il nostro progetto con loro.

Abbiamo spiegato che il nostro business-model, la gestione e la struttura aziendale, mirano all’auto sostenibilità del club nel prossimo futuro, in linea con i requisiti del fair play finanziario. Il calcio è cambiato e la Uefa ci ha chiesto di auto-sostenerci. La nomina di un team di dirigenti esperti con una forte vocazione internazionale e un percorso professionale provato e di successo, ha costituito un passo importante».

Questi i contenuti a grandi linee, dettagli a parte, Erick Thohir si augura di aver fatto centro, sa che non si sono mai visti caroselli di tifosi sventolare le bandiere per il bilancio sano. Un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare, ma ha anche ribadito che l’obiettivo è quello di «far sì che l’Inter torni a giocare in Champions League».

C’era anche Michel Platini a Nyon ieri mattina. Non fa parte del Cfcb, l’organo di controllo dei club, ma aveva aperto lui il 25 settembre la procedura a carico dell’Inter che non aveva rispettato le regole del fair play finanziario, imputandole l’addebito di aver speso nell’ultimo triennio più di quanto incassato. Pesante il disavanzo dell’Inter di circa 180 milioni, a fronte di un tetto Uefa posto a 45 milioni per il triennio 2012/14. L’incontro tra il presidente dell’Inter Erick Thohir affiancato dal Ceo Bolingbroke, dal Cfo Williamson e dal dg Fassone, e la commissione inquirente Uefa è durato quasi due ore e mezza, dalle 11 alle 13,20. I dirigenti nerazzurri hanno spiegato il loro piano quinquennale di rientro nei parametri attraverso le operazioni economiche decise per risanare i conti del club per poi rientrare nei limiti imposti dal fair play finanziario. L’Uefa ha imposto degli step per arrivare al break even e cioè al pareggio di bilancio, nelle intenzioni del massimo organo calcistico europeo, nel 2017 saranno ammessi deficit che non superino i 5 milioni, cifra che al momento mette paura e i tempi, sempre che tale tetto venga confermato, sono strettissimi. Ieri mattina c’è stato solo un primo incontro, la Uefa non fornirà alcuna indicazione sul suo esito neppure nei prossimi giorni, eventuali sanzioni saranno rese note nella seconda metà di dicembre, quando dopo un secondo incontro inizierà un patteggiamento con l’Inter che rischia trattenute sugli eventuali premi Uefa, riduzione della rosa e limitazione alle spese per la campagna acquisti.

L’Inter si è trovata davanti un muro di 180 milioni, e ha spiegato le contromisure per abbatterlo partendo da quanto ha già messo in atto. Innanzitutto l’abbattimento concreto degli ingaggi attraverso la cessione dei calciatori con stipendi superiori e l’imposizione di un tetto massimo di 3,5 mln a stagione. Il monte ingaggi, come aveva chiarito giorni fa il ds Piero Ausilio, è passato dai 140 mln della scorsa stagione agli attuali 70, quattro anni fa era addirittura di 180. Poi tutto il business legato alle sponsorizzazioni e al merchandising, l’accordo con Infront che dovrebbe garantire un minimo di 20 mln, oltre al gettito dei due main sponsor Nike e Pirelli. Quindi il discorso relativo allo stadio, dove comunque saranno necessari interventi per ospitare la finale Champions 2016, tutto sotto l’egida di un finanziamento concesso da Goldman Sachs di 230 mln, che starebbe a garantire la fattibilità delle operazioni a corredo e che impegna Thohir e soci a ristrettezze pesantissime per il suo rientro. «Il cuore della nostra strategia – ha sottolineato il Ceo Michael Bolingbroke -, è di espandere il business aumentando i profitti attraverso investimenti ben mirati e di generare nuovi flussi di reddito insieme a una ancor più profonda espansione del brand. Sono convinto che l’Inter abbia un piano ben strutturato che ci porterà ad essere di nuovo tra i 10 migliori club al mondo, sul campo e fuori dal campo». C’era anche Michel Platini fuori dalla porta, alla fine strette di mano calorose per tutti.

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