La primavera, origini e bellezza della stagione più attesa

Primavera

“E’ primavera, svegliatevi bambine…” Così esordisce una celebre canzone del 1941 che inneggia ad uno dei momenti più attesi dell’anno: l’arrivo della primavera. Il freddo passa, le piante rifioriscono, le foglie si rigenerano tornando verdi, le rondini riappaiono (almeno due, perché secondo un celebre proverbio non ne basta una sola), gli ormoni riprendono vita e tutto si risveglia. Nell’immaginario collettivo è soprattutto questo che accade.

Ma che cos’è realmente la primavera?

Il vocabolo deriva dai termini latini primo e ver, quest’ultimo a sua volta di derivazione sanscrita, più precisamente dalla radice vas che significa “splendere, illuminare, ardere”. La parola stessa quindi indica l’inizio di qualcosa di intenso, di energico, di illuminante o di un risveglio da un precedente torpore.

Astronomicamente invece, la primavera inizia con quello che viene indicato come l’equinozio di primavera e termina con il solstizio d’estate che, nell’emisfero in cui ci troviamo (quello boreale), coincidono rispettivamente con il 20 o 21 marzo e il 21 giugno.
L’equinozio non è altro che uno dei due unici momenti in cui la Terra ruotando intorno al Sole si pone in modo tale che il giorno e la notte abbiano la stessa durata (di dodici ore appunto). L’etimologia del termine ci dà nuovamente una mano nella comprensione del suo significato: equinozio deriva infatti dal latino aequinoctium, letteralmente notte uguale, in riferimento alla medesima durata del periodo notturno e quello diurno. Il secondo equinozio avviene il 22 o 23 settembre quando nel nostro emisfero l’estate cede il passo all’autunno e nell’emisfero australe la primavera fa il suo ingresso.

Il motivo per cui esiste la primavera e più in generale esistono le stagioni è dovuto all’asse terrestre, la linea immaginaria intorno alla quale la Terra ruota generando la notte e il giorno. Dal momento che non è esattamente perpendicolare al piano che contiene la Terra ed il Sole, ma inclinato rispetto ad esso di circa sessantasei gradi, la luce del Sole arriva sulla Terra variando in continuazione la propria angolazione, determinando quindi diversi irraggiamenti di calore durante l’anno e quindi l’alternarsi delle stagioni, che, al contrario, non esisterebbero se l’asse terrestre fosse perfettamente perpendicolare, dal momento che in ogni punto i raggi solari arriverebbero sempre con la stessa inclinazione.

A sua volta poi, l’asse terrestre compie un movimento di rotazione quasi impercettibile intorno alla perpendicolare al piano Sole-Terra, la cui conseguenza è quella di far sì che la data esatta dell’equinozio di primavera non sia sempre la stessa. Si spiega in questo modo il perché quest’anno cada il 20 marzo e non il 21 come molti si aspettavano.

L’inizio della primavera è da sempre accompagnato da numerose celebrazioni. Nel mondo occidentale tali riti hanno origine nell’antico Egitto, più precisamente nel culto di Iside, dea dell’amore. Nel mito, Iside, figlia della dea del cielo Nut e del dio della terra Geb, ha due fratelli, Osiride e Seth, ed una sorella, Nefti. Innamorata e sposa di Osiride, Iside si vede costretta a vagare per mari alla ricerca delle parti del corpo smembrato di questi, dopo che Seth lo uccide per aver ingravidato, sotto l’effetto di una sbornia, Nefti. Iside ritrova tutte le parti e le ricompone facendo risorgere Osiride, divenendo così simbolo di generatrice della primavera e della rinascita.

In seguito il mito fu ripreso sia dagli antichi Romani che dai Greci. A Roma – la cui diffusione fu dovuta soprattutto a Cleopatra che con l’aiuto di Cesare edificò nell’Urbe vari templi dedicati al suo culto nel primo secolo a.c. – venne introdotta in suo onore la festa del Navigium Isidis (la nave di Iside), un rito in maschera che si teneva nella prima luna piena dopo l’equinozio di primavera e che consisteva in un corteo in maschera in cui un’imbarcazione di legno lungo il Tevere veniva ornata di fiori.

Benché possa suonare strano, il Navigium Isidis è a tutt’oggi una delle feste più conosciute e celebrate nella nostra società. Sotto falso nome ovviamente. Con l’avvento del Cristianesimo, infatti, e in particolare nel 391, quando il cattolicesimo divenne ufficialmente religione dell’Impero Romano, il Navigium Isidis non venne cancellato, ma semplicemente sostituito dalla celebrazione della resurrezione di Cristo. La Pasqua infatti ha anch’essa come datazione la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, quindi per evitare la sovrapposizione con il Navigium Isidis, questo venne spostato indietro di quaranta giorni e rinominato in Carnevale (carrus navalis, rifacendosi all’imbarcazione di legno del rito).

In conclusione, la festa del Navigium Isidis fu divisa dalla Chiesa Cattolica in due date: la parte della resurrezione dello smembrato Osiride fu convertita nella resurrezione di Cristo, la parte della processione delle maschere nel Carnevale.

Nel mondo orientale invece, in particolare in Cina, con la Festa della Primavera (o Capodanno Lunare o, come meglio è conosciuta in occidente, Capodanno Cinese), spesso in netto anticipo sul 21 marzo, si dà il via alle celebrazioni dell’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. La festa è presente in altre nazioni dell’estremo oriente: Corea, Mongolia, Nepal, Vietnam e Giappone per esempio; ed è ad essa che devono il proprio nome i famosi “involtini primavera”, antipasto tipico della cucina cinese, che, per tradizione, originariamente venivano preparati in occasione proprio del capodanno cinese.

Secondo la mitologia, l’origine della Festa di Primavera viene fatta risalire ad una lontana leggenda in cui si narra che nei tempi antichi viveva in Cina un mostro chiamato Nian il quale era solito uscire dalla sua tana una volta ogni dodici mesi per mangiare esseri umani. L’unico modo per sfuggire a tale pericolo era spaventarlo, sfruttando la sua sensibilità ai rumori forti e il suo terrore per il colore rosso. Per questo motivo, ogni 12 mesi si è soliti festeggiare l’anno nuovo con canti, strepitii, fuochi d’artificio e l’uso massiccio del colore rosso.

Avremmo bisogno ancora di molto spazio per approfondire il discorso intrapreso, ma forse ora sappiamo qualcosa in più sulle origini e il significato della primavera nel mondo.

La primavera. Sinonimo di bellezza, della stagione più vivace e fresca della nostra vita e soprattutto di risveglio. Un risveglio che può essere dettato dalla natura, come un albero che rifiorisce o come un ormone di un adolescente che impazzisce, ma anche da qualcosa di più profondo e meno naturale (nel senso di bucolico o animale), come il desiderio di una rivendicazione di libertà o di un diritto perso, come furono la Primavera di Praga o la Primavera Araba, eventi politici che nonostante il loro nome si svolsero rispettivamente tra gennaio e agosto del 1968 e tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011.

Insomma, che sia naturale, quindi imprescindibile, o ispirata da una idea, come diceva Pablo Neruda in uno dei suoi versi più celebri, “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera.”

Massimo Supino