«La polizia ci urlava: voi siete armati di bastoni»

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«Avevamo paura che ci picchiassero, pensavano che fossimo armati di bastoni, per questo non volevamo scendere dai pullman». Sono rimasti oltre un’ora fermi a bordo di bus nei sotterranei della caserma davanti allo stadio di Rotterdam. «Ci hanno intimato di lasciare i pullman – racconta F. – non sapevamo dove ci trovassimo e cosa volessero farci, per questo abbiamo aspettato». Nel frattempo i tifosi chiamano le famiglie a Roma, chiedono aiuto. «Mio figlio è stata sequestrato, fate qualcosa – il grido di aiuto di una mamma – ho paura che lo possano picchiare, perché lo hanno portato in caserma? Cosa vogliono fargli?». I tifosi sono già stremati, hanno trascorso oltre un’ora sotto la pioggia, nel fango, in mezzo alla campagna dove sono stati fotosegnalati e perquisiti.

«Senza mangiare, né bere, costretti a fare la pipì sugli alberi mentre gli agenti ti circondavano come fossimo stati i peggiori delinquenti» racconta un altro tifoso. La notizia intanto si è diffusa sul web, i tifosi hanno chiamato il loro avvocato che nel frattempo contatta un legale olandese. «Abbiamo il biglietto, è tutto in regola, perché ci trattano così?» chiedono i tifosi. Dopo oltre un’ora i tifosi decidono di scendere dai pullman. «La polizia alla fine ci ha detto che se non saremmo scesi ci avrebbero arrestati per resistenza a pubblico ufficiale – racconta un altro tifoso – abbiamo quindi deciso di scendere ed è iniziata un’altra interminabile attesa: ci hanno lasciati in una specie di garage fino alle 18, quando ci hanno accompagnati dentro lo stadio a bordo di altri bus, scortati per cento metri».

IL MESSAGGERO