La politica dei bambini

Italia bandiera

Oggi ero al parco con i miei figli, seduto su una panchina a sfogliare il giornale, a leggere le solite liti e beghe politiche su province si province no, su senato eletto o senato da cancellare, F35, pensioni, lavoro e come sempre mi sono sentito salire la pressione, perchè in un paese dove c’è crisi, dove si muore perchè non si riescono a pagare debiti, dove i giovani devono espatriare per cercare di avere un futuro, leggere che ci siano discussioni continue anziche razionali accordi tra persone intelligenti mi fà davvero sragionare.

Ad un tratto vengo distolto dalla lettura perchè sento un alterco nel campo giochi del parco e vedo che è nata una disputa sull’utilizzo di un gioco, i miei figli sono ragazzi educati, ma non si fanno mettere i piedi in testa, io resto a guardare, la situazione è tranquilla, voglio vedere come se la cavano, allora vedo che cominciano a parlare, una parte e l’altra e piano piano dopo cinque minuti si trova un’accordo che fà contenti tutti, il gioco riparte, con più entusiasmo di prima, con un ordine ed una logica quasi maniacale, sembra che quei dieci bambini che non si conoscono (ma che ora sono diventati amicissimi…), abbiano in cinque minuti appreso delle regole che hanno stabilito lì per lì e le stanno applicando con profitto e con gioia, arrivano altri bambini che vogliono giocare e a turno uno dei dieci spiega come si gioca, che regole seguire e i nuovi arrivati entrano in quel circolo senza obiettare, anzi felici anche loro di seguire un regolamento. Sono rimasto allibito, bambini di sette, otto anni che senza esagerare, si sono accordati, hanno fatto una legge, l’hanno votata, accettata tutti e messa in vigore con effetto immediato, senza contenziosi, senza dibattiti, senza opposizioni, senza emendamenti, ma quel che più conta…senza un capo, perchè tutti hanno partecipato a stilare il regolamento e tutti lo hanno accettato, accettando le varie modifiche proposte in fase di redazione dagli altri partecipanti al gioco: la democrazia perfetta.

Ho iniziato a pensare che il popolo, la gente normale, quella che incontri al bar, al mercato, a mangiare una pizza, ha delle richieste specifiche, delle speranze, una voglia di legalità, di onestà, di vivere tranquilli che è uguale tra tutti al di là del colore politico o dell’appartenenza etnica, e di contro vedo un Parlamento che pur sapendo quello che il novantacinque per cento degli italiani vorrebbe, fà finta di non capire, fà finta di non sentire e prende posizioni e decisioni che neanche chi li ha eletti condividerebbe, ma bisogna fare questo perchè il colore politico, la posizione dello scranno in cui si siede, la posizione dell’imbonitore, del giovane rampante o del condannato di turno impongono, senza tener conto di quello che la gente normale, quella che con lo stipendio che loro percepiscono in un mese ci campa un anno intero e ci si toglie pure qualche sfizio, quella che va a mangiare fuori, o allo stadio, o al teatro o in aereo e guarda un pò paga il biglietto, quella che paga il mutuo di casa o l’affitto perchè non ha nessun amico o benefattore che a sua insaputa gli regala un bell’appartamento in qualche zona bene della sua città, quelli che girano con una punto del 98 e sono felici e addirittura, viaggiano senza scorta perchè alla fine se sei pulito di chi devi avere paura, quelli che mandano i figli alle scuole pubbliche e che portano fogli bianchi, carta igienica, cassette d’acqua da casa perchè non ci sono soldi, o forse perchè i soldi prendono vie sbagliate, vorrebbero. Mi immagino un Parlamento con mille di quei bambini come i miei figli e i loro amichetti, mi immagino che bello sarebbe dare in mano a loro il futuro del paese (che è anche e specialmente il loro futuro), che bello sarebbe farsi governare da chi riesce con un sorriso, a risolvere i problemi e a rendere la vita un gioco.

Fabrizio Zanelli