La mossa per spaccare i dem ma Renzi lo gela: non tratto

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Batte un colpo, ancora un po’ più forte sperando che da palazzo Chigi qualcuno risponda. Lo fa di sabato pomeriggio, pesando attentamente le parole e provando il monologo-intervista più di una volta per evitare toni troppo duri. Alla fine il risultato che Silvio Berlusconi voleva lo ottiene collocando Forza Italia con tutti e due i piedi fuori del Patto del Nazareno. Insieme a Toti e ai capigruppo Romani e Brunetta, il Cavaliere, da Arcore, lancia un estremo video-appello a Matteo Renzi che serve a ricompattare il partito e a dare anche un senso alle barricate che il gruppo della Camera di FI dovrebbe fare da martedì quando si comincerà a votare la riforma costituzionale.
PASSAGGIO
Accennare, senza entrare nel merito, a una possibile «deriva autoritaria», significa per l’ex presidente del Consiglio tentare un fronte comune con la sinistra del Pd oltre che con la Lega e il M5S. Mettere alla prova la coesione del Pd sperando sul noto e più volte sperimentato ”tafazzismo” della sinistra, significa per il Cavaliere dimostrare che senza FI il governo non va avanti. L’esatto opposto di ciò che invece Renzi intende provare. Ovvero che «nessuno può porre veti» e che il rapporto tra i due contraenti del Patto non è mai stato paritario. Ovvio che ciò abbia fatto crescere l’irritazione del Cavaliere. «Oltre allo sgarbo» ricevuto al momento della scelta del Capo dello Stato, «ora fa anche lo strafottente», sosteneva ieri mattina Berlusconi convocando l’inattesa riunione del gabinetto di crisi ad Arcore. Il passaggio al Pd di un pacchetto di parlamentari di Scelta Civica è stato l’ultimo campanello d’allarme che ha spinto l’ex premier a serrare i ranghi. Il timore che anche qualcuno di FI possa fare lo stesso lo preoccupa e certificherebbe la marginalità di FI sia alla Camera che al Senato. All’irritazione per i 50 milioni di euro in più che Mediaset dovrà pagare, Berlusconi aveva risposto cercando un interlocuzione grazie ai buoni uffici che Toti e Romani hanno subito messo in atto. Senza considerare, forse, che Renzi sul Patto si attende solo un ”sì” o un ”no” perché «non c’è da trattare nulla» e che comunque Verdini resta l’unico interlocutore con il quale palazzo Chigi ha discusso sinora. Oltre, ovviamente, Berlusconi. L’ex premier sente aria di libertà e della ripresa dell’attività politica che, una settimana dopo l’8 marzo giorno di conclusione dei servizi sociali, lo porterà a Napoli per sostenere la candidatura di Caldoro.
ICONA
Il passaggio alla Camera delle riforme costituzionali e dell’Italicum lo dà per scontato, ma attende la maggioranza alla terza lettura del Senato nella quale la maggioranza dovrà dimostrare di essere super coesa. A palazzo Chigi non si stracciano le vesti per le dichiarazioni del Cavaliere che candida ancora se stesso per riunire il centrodestra. Prospettiva che allarma anche coloro che dentro il partito di Alfano spingono per un dialogo a destra, ma in buona sostanza anche Fitto che considera Berlusconi «un’icona» e che non ottiene l’azzeramento dei vertici di FI. A Renzi non sembra vero poter dimostrare, dopo mesi di accuse sul contenuto del Patto, che Berlusconi non ha «poteri di veto» e sostiene di attendere con «curiosità» le modifiche «non autoritarie» che intende proporre alle riforme costituzionali e alla legge elettorale che FI ha già votato.

Il Messaggero