La missione russa di Renzi: obiettivo l’intesa con Mosca su Libia e sanzioni

renzi putin

Al dialogo diretto con Mosca Matteo Renzi non intende rinunciare. Specie dopo aver constatato come l’Europa, quando si tratta di politica estera, viaggia in ordine sparso con Francia e Germania che continuano a fare la parte del leone. La visita che porterà oggi Renzi ad incontrare Vladimir Putin al Cremlino è stata organizzata molto tempo fa e sarebbe dovuta avvenire prima dell’omicidio di Boris Nemtsov se l’Italia non avesse chiesto di rinviarla. Stamane, prima di incontrare la comunità italiana che lavora in Russia da anni e prima ancora di varcare il portone del Cremlino, Renzi deporrà dei fiori sul ponte dove è stato barbaramente ucciso uno dei leader dell’opposizione russa, luogo che continua ad essere meta di pellegrinaggio per depositare fiori sotto una grande foto di Nemtsov.
IL TRIBUTO ALL’OPPOSITORE

Gesto dovuto quello di Renzi, che è il primo leader occidentale ad incontrare Putin dopo il barbaro assassinio. Così come è scontata la richiesta che il presidente del Consiglio rinnoverà a Putin e Medved di «fare piena luce sull’accaduto individuando gli esecutori e i mandanti». La morte di Nemtsov ha accentuato il senso di isolamento della Russia e anche se Putin molte volte è riuscito a “bucare” l’embargo diplomatico, gli effetti delle sanzioni si avvertono non solo nel crollo del rublo e del gas ma persino per la diminuzione del numero delle presenze turistiche.
GLI SCAMBI COMMERCIALI

Con quattrocento imprese italiane e settanta stabilimenti che producono con marchi tricolori, l’Italia resta il secondo partner commerciale della Russia e anche se le sanzioni hanno fatto perdere oltre cinque miliardi nell’interscambio, la richiesta di made in Italy cresce. Di questo Renzi parlerà stamane incontrando presso la sede dell’ambasciata i rappresentanti delle nostre imprese, e questo sarà il punto di caduta della visita che avviene in un momento nel quale ogni parola e ogni gesto che avviene a Mosca vengono attentamente pesati dalla comunità internazionale.
Allentare le sanzioni è un obiettivo comune per Renzi e Putin, ma deve prima scontare un comportamento di Mosca in Ucraina fedele a quanto condiviso di recente a Minsk. Solo la letterale attuazione degli accordi di Minsk permetterà all’Italia di lavorare – con Francia e Germania – per recuperare Mosca al rapporto che l’Europa e tutto l’Occidente avevano prima dell’invasione dell’Ucraina e della conquista della Crimea da parte russa. Renzi cercherà oggi rassicurazioni su questo fronte dalla bocca di Putin. Così come cercherà di capire quale contributo intende dare il Cremlino sul fronte libico. Il coinvolgimento di Mosca nella lotta all’Isis e al suo califfato interessa all’Italia non solo perché i russi siedono nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma anche per l’esigenza di creare contro il califfato un fronte comune in Nordafrica che non può non coinvolgere la Siria di Assad, che vanta con Mosca un rapporto strettissimo.
L’OCCASIONE

Nella missione di oggi c’è molta realpolitik. La stessa che i predecessori di Renzi, specie Silvio Berlusconi, hanno attuato a piene mani negli anni precedenti. Si avverte però anche l’esigenza di palazzo Chigi di non essere scavalcato da Francia e Germania nella costruzione di un processo di pace che riavvicini Est ed Ovest. La lotta all’Isis può essere l’occasione per render nuovamente Mosca un partner credibile, ma il contributo russo nel Mediterraneo rischia di provocare altre tensione in Europa viste le crescenti resistenza della Polonia e dei Paesi Baltici.

Il Messaggero