La missione anti-scafisti dell’Ue sarà solo navale

Sbarchi Immigrazione Lampedusa

Avanti, per ora, solo con la fase uno e con un’operazione puramente navale. Riferimenti blandi alle azioni di terra e senza la parola “distruzione” che diventa “eliminazione” delle imbarcazioni. Il Consiglio congiunto dei ministri degli esteri e della Difesa dell’Ue ha raggiunto un’intesa politica sulla missione anti-scafisti da inviare nel Mediterraneo. Si chiamerà Eunavfor Med, avrà sede a Roma e sarà comandata da un italiano.

Il testo approvato stabilisce di procedere subito con il coordinamento delle attività di intelligence dei paesi coinvolti, che saranno almeno una decina, a partire da Italia, Francia, Regno Unito e Germania. L’azione sarà rafforzata una volta ottenuto il via libera dell’Onu e/o con il consenso dell’eventuale governo di unità nazionale in Libia. Ogni passaggio successivo avrà bisogno di una riunione del Consiglio, dunque del conclave dei governi.

Dal testo sono spariti tutti riferimenti palesi ad una offensiva di terra. Nella bozza originale si parlava di “azioni sulla costa”. Adesso si parla di azione sul territorio, ma solo alla fine del percorso. «Un passo indietro per poi poter andare avanti», assicura una fonte diplomatica. «Una pausa di riflessione – dice una seconda voce – Anche perché nessuno aveva le idee chiare su cosa fare e come farlo». Cercare di mantenete compatto il fronte in visto di balzi successivi, quando da New York arriverà il via libera.

L’approvazione politica del testo elaborato dai servizi di Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera Ue, è comunque l’inizio di un processo importante. Deve andare a colpire il dramma delle immigrazioni alla radice, in modo da bilanciare le operazioni umanitarie del quadri Triton. Ecco, in sintesi, lo schema per Eunavfor Med che dovrebbero vedere la luce in giornata. Nella prima fase, quella che si adotta oggi, Eufornav Med dovrà sostenere l’identificazione e il monitoraggio dei network dei trafficanti attraverso la raccolta delle informazioni e la sorveglianza delle acque internazionali nel rispetto del quadro giuridico internazionale.

Solo successivamente, e ottenuto il via libera attraverso la risoluzione dell’Onu ex Chapter VII, potrà partire la seconda fase. In due tempi.

1. Abbordaggio, perquisizione, cattura e dirottamento delle navi nelle acque internazionali di imbarcazioni sospettate di servire ai trafficanti di esseri umani, nel diritto internazionale.

2. Come sopra, anche nelle acque territoriali e interne della Libia, purché in presenza di una risoluzione dell’Onu. Rispetto alla bozza, è sparito il riferimento sull’intervento a terra.

La terza fase richiede “una risoluzione Onu o il consenso dello stato costiero interessato”, comporta “tutte le misure necessarie contro una nave e le strutture relative, incluso il danneggiamento e il renderle non operative, se sospettate di traffico di umani, “anche sul territorio dello stato”.

Intanto però tra i Paesi Ue cresce la polemica sulle quote. L’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini si è augurata che i Ventotto consentano all’Ue di essere «efficace»: è stata una risposta alla Francia, ultimo Paese -dopo Gran Bretagna, Ungheria e Polonia- a mettere n discussione la questione delle quote di ripartizione dei migranti. «È chiaro -ha aggiunto- che la condivisione della responsabilità e cosa facciamo delle persone che salviamo è parte integrante della strategia complessiva». Anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha tenuto a sottolineare che sul principio di condivisione delle responsabilità per l’accoglienza non si devono fare «passi indietro». Ma secondo quanto riporta il Guardian il governo conservatore britannico di David Cameron è pronto a offrire droni, attrezzature-spia e militari per un coordinamento incaricato di fronteggiare i trafficanti ma non ad accettare le quote di rifugiati decise in sede Ue.

La Stampa