La manovra al Colle oggi il via libera Dubbi della Ue ma Renzi non cede

MATTEO RENZI

Al fuoco amico Matteo Renzi è ormai abituato e sa quando è il momento di recarsi nel rifugio antiatomico del Quirinale per parare i colpi di coloro che non hanno ancora digerito la sostanza della manovra economica messa in atto dall’esecutivo. E’ bastata una riga contenuta in una zelantissima nota dell’ufficio stampa del Quirinale («è arrivato il testo al Quirinale in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato, adesso oggetto di un attento esame») per mettere in agitazione l’opposizione e ringalluzzire coloro che già da ieri mattina avvertivano le redazioni di un ”necessario chiarimento” che ci sarebbe stato nel pomeriggio tra presidente del Consiglio e della Repubblica. Ed in effetti ieri pomeriggio Renzi è salito al Quirinale «per parlare del prossimo Consiglio Europeo», sostengono a palazzo Chigi. I due appuntamenti, quello di Bruxelles e l’arrivo della legge di stabilità sul Colle per il consueto esame, si intrecciano. Se non fosse che la musica andata in onda durante il faccia a faccia tra Renzi e Napolitano è stata tutt’altra e la ”bollinatura” tanto enfatizzata e attesa, c’è stata rapidamente. La determinazione con la quale il premier difende l’impianto della legge Finanziaria e la consapevolezza del Capo dello Stato sull’assenza di alternative in grado di governare il Paese, hanno fatto il resto confermando la piena sintonia tra i due. E’ infatti totale il sostegno del Colle al braccio di ferro che Renzi si accinge a fare a Bruxelles con la coppia Barroso-Van Rompuy.
CORSE
I presidenti della Commissione e del Consiglio, a pochi giorni dalla fine del mandato, sono divenuti ufficialmente i veri oppositori ad un cambio di linea economica che di fatto sancirebbe gli errori compiuti negli ultimi dieci anni trascorsi tutti nell’assecondare i falchi del rigore. Una posizione, quella di Barroso (in corsa per la presidenza della Repubblica portoghese), ancora più drastica di quella del commissario finlandese Katainen. Resta il fatto che al nuovo presidente Juncker i due lasceranno la difficile gestione di un contenzioso con i cinque paesi ai quali la Commissione invierà oggi una lettera (Italia, Francia, Austria, Malta e Slovenia) e con il gruppo del Pse che domani a Parigi – nel vertice voluto da Hollande – tornerà a criticare la politica di austerità imposta dai falchi di Bruxelles e Berlino.
VIRGOLE
Le sponde che i fautori del rigore e dell’austerity trovano in spezzoni del Quirinale, del Mef e della stessa Ragioneria dello Stato, non preoccupano il presidente del Consiglio che della legge di stabilità non intende toccare una virgola e al massimo potrebbe concedere alle richieste del commissario Katainen qualcosa da attingere nel ”fondo-cuscinetto” predisposto dal ministro Padoan. La decisione della Francia di non rispettare nemmeno il tetto del 3% e il peggioramento dell’economia in Germania, aiuta il presidente del Consiglio nella sua battaglia. Renzi è deciso ad andare avanti a qualunque costo. E’ consapevole della complessità di una manovra da 36 miliardi, ma non intende sovrastrutturarla di clausole di garanzia che avrebbero solo il difetto di deprimere ulteriormente il clima di fiducia dei contribuenti. La navetta della legge di stabilità tra palazzo Chigi, Mef, Ragioneria e Quirinale è ormai una tradizione tutta italiana che non preoccupa il presidente del Consiglio quanto il fuoco amico che da Bruxelles e Berlino rimbalza sino a Roma.

Il Messaggero