La mano di Merkel a Renzi e all’Italia Più flessibilità, ma con «trasparenza»

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I governi dei grandi Paesi dell’Unione Europea hanno preso la decisione politica di presentare al mondo un’immagine di massima unità, nei mesi a venire. Lo impongono le crisi multiple del continente. Ieri, il nuovo approccio si è mostrato nel modo più evidente all’incontro bilaterale tra gli esecutivi di Italia e Germania che si è tenuto nella fabbrica della Ferrari, a Maranello. Angela Merkel è arrivata a fare gli auguri a Matteo Renzi «per il successo della sua agenda di riforme» e ha sostenuto che «la stabilità del governo italiano ha comportato la stabilità dei rapporti» con la Germania e con l’Europa. Mai successo prima. Il presidente del Consiglio italiano ha assicurato che le flessibilità di bilancio che userà, comprese quelle per Casa Italia e post-terremoto, saranno discusse in Europa. La cancelliera ha convenuto che, di fronte a «un piano trasparente» presentato dall’Italia, un accordo a Bruxelles si troverà.

La convergenza su molti temi
A parte alcuni dossier poco politici, sui quali gli interessi di Roma divergono da quelli del governo di Berlino (o meglio di una sua parte, come il Nord Stream 2 e la fine del Ttip sostenuti dai socialdemocratici tedeschi), anche gli incontri tra i 12 ministri, sei per parte, che accompagnavano Renzi e Merkel hanno mostrato una volontà di convergenza non frequente: dalla gestione dell’emergenza immigrati all’economia, sulla quale Pier Carlo Padoan e Wolfgang Schäuble si sono trovati d’accordo sulla necessità di assicurare stabilità all’eurozona e di affrontare la crisi dell’occupazione dei giovani. Il vertice intergovernativo è stato ospitato negli stabilimenti Ferrari. A ricevere Renzi e Merkel c’erano il presidente di Fca John Elkann, l’amministratore delegato del gruppo Sergio Marchionne, il figlio di Enzo Ferrari, Piero, il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia e il suo corrispondente tedesco Ulrich Grillo. I lavori sono stati interrotti nel pomeriggio per l’incontro con alcuni volontari intervenuti nel terremoto del Centro Italia, in particolare con i soccorritori della piccola Giorgia, compreso Leo, il cane che l’ha individuata e al quale i due leader hanno voluto «dare la zampa». La sera, cena nel Museo Ferrari, sempre a Maranello, con la partecipazione di tutti i ministri (Esteri, Interni, Difesa, Economia, Sviluppo economico, Infrastrutture) e una serie di imprenditori, dalla Rwe alla Brembo.

La solidarietà di Frau Angela
Merkel ci ha tenuto a portare un atto di solidarietà al nostro Paese. Ha detto che il suo governo parteciperà al finanziamento di una scuola nelle località toccate dal sisma, che gli imprenditori tedeschi sono impegnati a prendere iniziative concrete e che probabilmente anche il calcio si mobiliterà, magari con una partita tra le due Nazionali i cui proventi andranno alle popolazioni colpite. Sul tema, Renzi ha ribadito che si tratta di andare oltre l’emergenza ma ha chiarito che ancora più che un problema di soldi — «l’Italia ha già molte risorse che vanno usate» — è un problema di mentalità quello che deve essere risolto per realizzare «il rammendo e i micro cantieri» come suggerisce Renzo Piano. Il presidente del Consiglio ha poi ribadito che Vasco Errani sarà nominato oggi Commissario per la ricostruzione. La Ferrari metterà all’asta un modello speciale (il cinquecentesimo modello de LaFerrari).

La compattezza e l’intesa sulla questione migranti
Terremoto a parte, il tema di maggior rilievo affrontato da Renzi e da Merkel è stato quello dell’immigrazione. Dove la concordia ha dominato, almeno a sentire loro. La cancelliera ha apprezzato il lavoro dell’Italia, anche nel riconoscimento fotografico di chi arriva. Il presidente del Consiglio ha sostenuto che «l’Italia non è al collasso» per l’emergenza immigrati e ha elogiato l’impegno tedesco nell’accoglienza di oltre un milione di profughi l’anno scorso e nel ricollocamento di altri. Entrambi hanno assicurato l’impegno a lavorare assieme per i rimpatri di chi non ha diritto d’asilo e per interventi diretti a sostegno delle economie dei Paesi da cui i migranti fuggono (assieme alla Francia). Le affermazioni di unità in questa fase non sono formali. La Brexit ha dato una scossa a tutti i governi europei. E la stagione elettorale in arrivo consiglia i grandi Paesi Ue che la dovranno affrontare — Italia, Francia, Germania — a mostrare se non un fronte unito almeno la volontà di stare assieme. Quasi un cambio di stagione, se terrà.

Corriere della Sera