La mamma di Loris finisce nel mirino: «La sua versione smontata dai video»

Delitto Andrea Loris Stival

Il peggio s’avvicina a grandi passi. Il peggio sono i sospetti che all’improvviso s’addensano sull’ultima dei sospettabili possibili, la mamma del piccolo Loris. Tremendo a dirsi: è diventata all’improvviso lei, Veronica Panarello, 25 anni, un tentativo di suicidio e una giovane, movimentata esistenza già alle spalle, la protagonista di queste indagini. Le indagini per scoprire chi ha ucciso sabato mattina, strangolandolo, il suo Loris.
LA DIFESA

Non staremmo qui a parlarne se alle quattro del pomeriggio Carabinieri e Polizia non si fossero presentati alla sua porta con un ordine di perquisizione della Procura di Ragusa. No, non è indagata Veronica Panarello – come ha sottolineato l’avvocato Francesco Villardita confermando tutto il suo racconto – è una libera cittadina come noi. Ma le hanno rovesciato casa, al terzo piano di via Garibaldi 82. Le hanno applicato il luminol alle pareti, sono andati alla caccia del tablet e del telefonino che Loris potrebbe aver usato, e perfino dei diari e dello zainetto blu che ancora non si trova. E l’hanno lasciata a sera senza notificarle nessun provvedimento, lei e tutte quelle domande senza risposta.
Se anche il cattivo giorno si vede dal mattino, Veronica l’avrebbe dovuto capire: gli investigatori stavano visionando i primi filmati delle telecamere recuperati a Santa Croce e tutti dicevano esattamente il contrario di quello che lei aveva sempre raccontato. Loris a scuola, sabato mattina, non c’è mai arrivato. Piuttosto è rientrato da solo in casa e lei l’ha raggiunto dopo aver accompagnato Diego, il figlio più piccolo, all’asilo. E dopo ancora cosa è successo?
GLI SPOSTAMENTI

Le stanno scavando il vuoto intorno a Veronica, chissà se l’ha capito. Chissà se starà cominciando a rendersi conto della montagna di bugie che ha raccontato, forse prima a se stessa che al mondo. E chissà chi le è stato davvero vicino – il marito camionista, Alessandro, era fuori per lavoro – in quelle ore. A chi davvero avrà chiesto disperato sostegno?Gli investigatori sicuramente già hanno a disposizione molti più elementi di quelli che vogliono far credere. Le sue telefonate, i suoi spostamenti, perfino il surreale corso di cucina che è andata a frequentare sabato mattina a Donnnafugata, come se niente fosse. Ma la trama dell’inchiesta sembra già tracciata: nessuno scossone fino a quando tutte le carte non saranno davvero in tavola. Chi ha provato a mettercele, proprio ieri, è stato Orazio Fidone, il pensionato dell’Enel amante della caccia, l’omone baffuto che, forse guidato da un’ispirazione, andò a recuperare il corpo di Loris, sabato pomeriggio alle cinque meno cinque, al Mulino Vecchio di Santa Croce. «Ho tutti gli alibi» ha giurato al mondo Fidone e almeno il paese gli crede: non c’è crocchio, non c’è bar che non sia disposto a spendersi per lui.
«PRESTO CHIAREZZA»

Neanche una parola di conforto, invece, viene pronunciata per Veronica, come se una silenziosa condanna le fosse stata già inflitta. L’orizzonte terribile che appena si scorge sembra solo l’inizio di un incubo. Nessuno si azzarda ancora a chiedersi come da casa sua – dove le telecamere l’hanno bloccato l’ultima volta – il piccolo Loris sia finito al canale di scolo, gettato laggiù ancora in vita. E nessuno si azzarda nemmeno a immaginare quale regia maligna abbia escogitato il ritrovamento di quel paio di slip, martedì mattina, davanti alla scuola di Loris. Blu come i suoi, della sua stessa taglia, ma non erano quelli di Loris. Chi può aver realizzato questa crudeltà? Il procuratore di Ragusa Petralia ha voluto fare il punto alla fine della giornata e al di là dei formalismi almeno una cosa l’ha detta: «Non prevedo tempi lunghi, riusciremo presto a chiare almeno le prime cose». Sembra questione di ore, forse lo è.

Il Messaggero