La Lega del dopo Bossi avanza, Salvini: noi come Le Pen

MATTEO SALVINI

MILANO Se fino a due giorni fa l’obiettivo elettorale di Matteo Salvini era semplicemente «esserci», dopo mezzanotte la prospettiva cambia drasticamente. A seggi chiusi capisce che il 6% non è un miraggio, è lì a portata di mano come indicano gli exit poll che proiettano la Lega Nord al 6,7%, bel oltre il minimo del 4% indicato dal suo leader. «Ci davano per morti e invece ci siamo», esulta. Se sarà confermato, dice, «è un risultato che ha del miracoloso». Significa che «da domani dobbiamo rimboccarci le maniche, che se i dati sono questi l’euro è la moneta del passato», avverte il segretario che in cinque mesi ha risollevato il Carroccio dalla polvere. Salvini sfida la sorte, la cautela gli suggerisce di attendere l’esito definitivo del voto ma la soddisfazione per una rivincita che è tutta sua lo rende imprudente. «Siamo il quarto partito, se lo avessi detto quattro mesi fa mi avreste fatto ricoverare», afferma. Nel primo pomeriggio Salvini vota al seggio di una scuola accanto a Santa Maria delle Grazie. Si infila nella cabina elettorale con il tablet sottobraccio, le foto e polemiche entrano subito in circolazione. «Non vedo dove sia il problema – ribatte il leader leghista – l’apparecchio era spento. O forse c’è qualcuno che pensa che il segretario della Lega abbia bisogno del tablet per votare? Credo che non ci sia assolutamente nulla di illegale». Questione chiusa, ci sono cose più importanti a cui pensare, dice. 

LE PROSPETTIVE
A cominciare dal vento nuovo che soffia dalla Francia, con la travolgente vittoria del Front National. Partito al quale si è agganciato il Carroccio nella corsa europea. Il 15 gennaio Marine Le Pen e Salvini si sono incontrati a pranzo a Strasburgo per concordare una strategia condivisa, valutando l’ipotesi di costituire un gruppo parlamentare comune dopo le elezioni. Ora il segretario padano è soddisfatto: «E’ l’inizio della fine di questa Europa, ne costruiremo un’altra e riporteremo in Italia le competenze. Sono molto orgoglioso di aver cominciato da mesi a collaborare con Marine Le Pen. Domani ci incontriamo per definire l’alleanza». 
E con gli euroscettici che si uniranno al Parlamento Ue «verrà fuori una bella truppa d’assalto, ci sarà qualcuno che stanotte a Bruxelles e a Berlino non dormirà». E’ la vittoria dell’altra faccia dell’Europa, afferma, «quella che ritiene l’euro una moneta finita e difende i confini dai clandestini». Questa Ue, insiste Salvini «esiste, non siamo noi leghisti mezzi allucinati». Le inquietudini che serpeggiano sono condivise: «L’euro, il funzionamento anti-democratico della Ue, l’immigrazione massiccia subita dai nostri Paesi», elenca il segretario. Il compito di Salvini, in queste elezioni, partiva in salita. La Lega doveva ripulirsi da scandali e inchieste giudiziarie: il fondatore Umberto Bossi indagato per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito, il figlio Renzo e l’imbarazzante laurea in Albania, la richiesta di rinvio a giudizio dell’ex governatore del Piemonte Roberto Cota per le spese pazze in Regione. E adesso parte la scommessa del Carroccio: «Voglio arrivare a 500 mila firme per i nostri referendum, aboliremo la legge Fornero e reintrodurremo il reato di clandestinità. Ci siamo salvati da soli, con il voto degli italiani e ora dobbiamo metterci subito al lavoro».

IL MESSAGGERO