La Lazio si fa male da sola

ROME, ITALY - AUGUST 22:  Ricardo Kishna of SS Lazio reacts during the Serie A match between SS Lazio and Bologna FC at Stadio Olimpico on August 22, 2015 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

La solita Lazio, bella per un tempo ma ingenua. Finisce 1-1, apre Milinkovic-Savic (gol confezionato con Kishna), nel recupero la beffa terribile con il colpo di testa di Seleznev. Se il buongiorno di vede dal matinno, non sarà una stagione semplice, la sfortuna è sempre in agguato.

Pioli si affida al tridente dei giovani dietro a Matri: spazio a Kishna, Milinkovic e Anderson. Ancora tanti gli assenti, oltre ai lungodegenti De Vrij, Biglia, Klose, Djordjevic, manca lo squalificato Mauricio e l’infortunato dell’ultima ora Morrison. Ucraini senza qualche pezzo importante come Konopljanka e Kalinic, ma sono pur sempre i finalisti della passata edizione dell’Europa League.

Si parte in uno stadio senza tifosi(Dnipro Arena squalificata per gli incidenti della semifinale vinta contro il Napoli l’anno passato) con la Lazio che prova subito a fare la partita: difesa alta, pressing in tutte le zone del campo per imporre il proprio gioco. Gli ucraini sono sorpresi dall’attaggiamento super offensivo dei laziali e arretrano senza mai riuscire a ripartire. La manovra scorre fluida, Onazi e Parolo preparano bene le azioni e i tre fantasisti dietro a Matri sembrano ispirati. Proprio l’attaccante italiano sciupa da pochi passi il possibile vantaggio tirando addosso al portiere Boyko (il pallone sceggia anche il palo) ma al 34’ trova il premio di una pressione costante testimoniata dal 52% di possesso palla alla fine del primo tempo: punizione di Kishna, lo stacco di Milinkovic-Savic è vincente confermando il teorema che chi esordisce dall’inizio trova subito il gol. Azione confezionata dai due acquisti estivi, i due «baby» (entrambi ventenni ma bravi a farsi trovare pronti). Si va così al riposo con l’unico neo di due cartellini gialli rimediati da Hoedt e dall’autore della rete.

Ripresa con la Lazio che sfiora più volte il raddoppio. Felipe Anderson cambia fascia, si sposta a sinistra e finalmente si accende ma sempre ad intermittenza, Milinkovic non spreca un pallone, anzi costruisce con una splendida giocata in area di rigore un’azione non chiusa da Matri sul secondo palo. Poi la partita comincia girare, il Dnipro sale di venti metri e i biancocelesti calano fisicamente. Solo a un quarto d’ora Pioli capisce i problemi della sua banda e inserisce Keita e Candreva per gli stanchissimi Matri e Kishna. Non sceglie un cambio conservativo e, per non tradire la sua filosofia di gioco, finisce come purtroppo a volte è accaduto nella passata stagione. Si soffre, tocca a Marchetti sporcarsi i guantoni, non c’è più il pressing del primo tempo e il tentativo di gestire il pallone non è fluido. Nel finale c’è spazio anche per Mauri (fuori Milinkovic), tre minuti di recupero e la beffa firmata da Seleznyov (tredici secondi oltre l’extra-time). Tutti in castigo e per fortuna che l’altra sfida del girone, St-Etienne-Rosenborg, si chiude in parità ma anche la spedizione ucraina va scritta sul libro dei rimpianti.

Il Tempo