La Lazio è sparita

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Tutto sbagliato. All’Olimpico esce un pareggio sbiadito più per merito di Marchetti che tiene in vita una Lazio sconclusionata e ormai attorcigliata su se stessa. Fa un figurone il nuova Palermo di Ballardini, calcio semplice, niente di trascendentale. Va in vantaggio con una rete occasionale di Goldaniga su cui costruisce una dignitosa difesa e qualche pungente contropiede.

La Lazio è solo nel rigore trasformato da Candreva e nelle parate del suo portiere che conserva il primo pari stagionale. Il resto è noia, anzi peggio, solo tanta confusione, una squadra allo sbando che non riesce a fare quanto viene preparato durante la settimana, un tecnico in difficoltà con il suo secondo che litiga in panchina con alcuni giocatori. Partita bruttissima, pomeriggio da dimenticare, freddo pungente, poca gente, curva Nord in sciopero, stadio blindato. Può bastare? Per i presenti, che alla fine hanno fischiato pesantemente la squadra, è stato davvero troppo, uno spettacolo indecoroso di un gruppo dilaniato da beghe interne. Ormai la crisi è nera, nerissima, per certi versi irreversibile perché non bastano le riunioni a Formello per mettere insieme i cocci di situazioni ormai incancrenite (la fascia di capitano ha distrutto in un colpo solo Biglia e Candreva, applausi a chi ha deciso, ndr). Difficile mettere mano ora per correre ai ripari e ripartire, ci sarebbe bisogno di una scossa ma difficilmente sarà l’allenatore a pagare come sempre accade nel calcio. Si va avanti così, nell’anonimato di un ottavo posto, con sfide molto complicate all’orizzonte e un calendario che potrebbe fare precipitare la Lazio alla fine del girone d’andata nella parte destra della classifica.

Tant’è, meglio pensare al Dnipro e alla qualificazione ai sedicicesimi di Europa League (giovedì alle 19 all’Olimpico) perché almeno in quella competizione la banda di Pioli ha avuto un buon rendimento. In campionato, invece, galleggia male inseguendo l’utopia di un gioco che non c’è più. Un pareggio in quattro partite, di cui tre nello stadio amico (si fa per dire visto la contestazione strisciante verso società e giocatori) sono il modesto bilancio che dovrebbe far riflettere Pioli. È il momento di mollare un progetto di squadra europea d’attacco, meglio pensare al sodo e fare qualche punto in più.

Anche ieri per Ballardini, che pure non è un genio, è stato facile chiudere gli spazi con la solita marcatura asfissiante su Biglia. Stavolta è toccato a Vazquez sacrificarsi per settanta minuti rinunciando alle sue veroniche e alla sue giocate felpate per portare a casa il risultato. Era già accaduto con Iago Falque nel derby, i tecnici avversari hanno studiato la squadra di Pioli e anestetizzano ogni volta la fonte più qualificata del gioco biancoceleste. Troppo facile, Pioli non ha previsto un piano B e così la sua Lazio va in difficoltà anche per una preparazione atletica che almeno per il momento non ha dato i suoi frutti. La squadra corre meno dell’anno scorso e soprattutto senza riuscire più a interpretare il vecchio spartito. Qui finiscono gli errori di Pioli e del suo staff e cominciano quelli dei giocatori che, se vogliamo quantificare, sono assolutamente superiori a quelli dell’allenatore che ieri festeggiava 200 panchine in A.

Ci sono elementi ormai con la testa altrove, la prova di ieri di Biglia è stata per certi versi irritante dopo aver incantato con il suo club, l’Argentina naturalmente. Non solo lui, anche altri non riescono a confermare quanto di buono fanno con le loro nazionali e ci riferiamo a Felipe Anderson, Parolo, Candreva e Milinkovic. Ma c’è un tale caos che è difficile trovare un solo colpevole all’interno del gruppo.

Infine, la società, Lotito e Tare, con un mercato che finora non ha dato i suoi frutti e con la grave responsabilità di non aver capito che gli stenti estivi erano un campanello d’allarme. E poi aver tenuto a forza qualche giocatore non è altro che «tafazismo» allo stato puro. Ora c’è gennaio all’orizzonte per provare a rimediare agli errori commessi perché chi non vuole restare alla Lazio, farebbe bene ad andarsene. In fretta.

IL TEMPO