La guerra dei mondi al nuovo mondo

MATTEO RENZI

Matteo Renzi fa conferenze stampa che sembrano comizi, mostra slide che paiono poster pubblicitari e parla al cittadino prima che ai colleghi e ai cronisti – e questo, di per sé, è già qualcosa che i suoi avversari nel partito e fuori dal partito non tollerano.
Ma nella lotta al nuovo mondo renziano non si sono schierati sul campo di battaglia soltanto i rottamati o rottamandi del Pd (tra cui Rosy Bindi e Pier Luigi Bersani). Ci sono mondi che al nuovo mondo fanno guerra per ragioni ancora più profonde dell’antipatia antropologica che percorre l’ex Pci-Pds-Ds: nella Confindustria e nella Cgil, infatti, l’opposizione al premier che non nasconde di volersene “fare una ragione” delle critiche e degli eventuali scioperi nasce dalla sensazione di essere già stati messi di fronte alla brusca interruzione di una consuetudine, quella che prevedeva il ricorso al metodo concertativo.
La consultazione delle cosiddette parti sociali non è obbligatoria, dice con i fatti Matteo Renzi. «Ascolto tutti», è il suo mantra, «ma poi decido io». Non a caso, nei giorni scorsi, Susanna Camusso e Giorgio Squinzi, leader della Cgil e di Confindustria, si sono trovati paradossalmente dalla stessa parte della barricata “anti-Renzi”, pur nel rispetto formale dei ruoli che li vedono da sempre contrapposti: Camusso tirava la coperta dalla parte dell’Irpef e Squinzi dalla parte dell’Irap; Camusso minacciava Renzi di riempire le piazze se i soldi derivanti dal taglio delle tasse non fossero andati tutti «a lavoratori e pensionati», e Squinzi scriveva al Corriere della Sera una lettera aperta all’indirizzo del premier, quasi un monito, sottolineando come «la questione chiave» per il paese fosse «la riduzione del cuneo pagato dalle aziende» per venire incontro «a chi produce e genera valore in Italia».
Non mancava la nota polemica: «Renzi se ne farà una ragione, noi però abbiamo una ragione sola, il bene del nostro paese».
Ognuno recitava la parte prevista dal solito canovaccio (i lavoratori contro i “padroncini” e viceversa), ma la novità era la comune irritazione per lo scardinamento dei vecchi metodi. Ed è anche per questo che Renzi, alludendo non solo ai bersaniani, lancia strali misteriosi contro quelli che, per frenare la furia riformatrice del premier (le coperture sono un altro discorso), dicono: «Si è sempre fatto così».