La Grecia corregge le riforme. Tsipras: «Vinta una battaglia»

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Dopo l’accordo di massima di venerdi all’Eurogruppo e in vista della nuova scadenza di domani, il governo di Alexis Tsipras si è messo alla ricerca di riforme che abbiano un costo sociale il più possibile contenuto. «Abbiamo vinto una battaglia ma non la guerra, ora ci aspettano i negoziati più diffificili, ma ci siamo lasciati dietro le spalle la Troika, i memorandum e l’austerità», ha sottolineato il primo ministro greco, in un messaggio televisivo, dando la sua interpretazione del compromesso con la Merkel. Tsipras ha aggiunto che verrà senz’altro adottata la misura che vieterà di confiscare e vendere la prima casa per debiti verso lo stato, garantendo anche la possibilità di pagare le somme dovute alla pubblica amministrazione, in cento rate mensili.
Nel pomeriggio di ieri, il leader ellenico ha voluto ringraziare, nel corso di un colloquio telefonico, Matteo Renzi per il ruolo di mediazione svolto dall’Italia. Da parte sua, il ministro dell’economia Pier Caro Padoan ha confermato l’approccio ottimistico mostrato venerdì, sottolineando che «la decisione presa ieri dall’Eurogruppo costituisce un successo storico». Nessuno, tuttavia, si nasconde le difficoltà: ieri, ad Atene, il consiglio dei ministri si è riunito per stilare una prima lista di riforme che domani il governo greco invierà all’Eurogruppo. Secondo quanto si apprende sarà molto difficile poter aumentare lo stipendio minimo a 753 euro, come promesso in campagna elettorale. E ci saranno forti pressioni perché si proceda con le privatizzazioni, a partire da quella del porto del Pireo, parte del quale è già stato acquistato dai cinesi della Cosco. Lo stesso Tsipras, comunque, ha dichiarato che «il nuovo governo sostiene gli investimenti realizzati da Pechino e dalla Cosco» e che «desidera dare ulteriore sostegno a quegli investimenti che andranno a favore del bene comune dei due paesi». A quanto sembra, invece, dovrebbe incontrare meno difficoltà l’intenzione del governo di Atene di riassumere circa 2.200 impiegati pubblici licenziati negli ultimi anni, tra cui anche le 595 donne delle pulizie che manifestano da mesi sotto il ministero dell’economia. Il ministro Varoufakis ha chiarito che questi reintegri saranno compresi nelle 15.000 assunzioni di dipendenti pubblici già programmate dal governo precedente. Quello su cui vorrebbe puntare l’esecutivo di Atene – per riuscire a tenere i conti in ordine – è una lotta più dura contro i grandi evasori (da notare che Hervé Falciani ha chiesto di recente di collaborare con Syriza), il contrasto alla corruzione – specie negli appalti e nelle forniture – e una riorganizzazione della pubblica amministrazione, per aumentarne la produttività.
LO SCENARIO POLITICO
Se l’Eurogruppo, dal canto suo, dovesse insistere sulla necessità di non rimettere in vigore i contratti collettivi di lavoro, aboliti o fortemente depotenziati nel corso degli ultimi anni di crisi, il governo potrebbe trovarsi in difficoltà nei confronti del proprio elettorato. Diversi esponenti governativi, tuttavia, facevano filtrare, nella tarda serata di ieri, che si cercherà di spiegare, sia all’Unione Europea che al Fondo monetario internazionale, che in una situazione di forte crisi, il mercato del lavoro deve poter tornare in un quadro di normalità. Alexis Tsipras deve riuscire a camminare sul filo della governabilità e del realismo, come un acrobata professionista. Resistendo, cioè, tanto alle critiche del centrodestra, che lo accusa di essere tornato, alla fine, «allo stesso punto in cui il paese si trovava prima delle elezioni», quanto alle paure della corrente più tradizionalmente di sinistra, all’interno di Syriza, la quale teme che «a forza di concessioni all’Europa, possa rompersi il patto di fiducia con gli elettori».

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